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Fascia di rispetto stradale: distanze, vincoli edilizi e verifiche da fare prima di costruire

Quando si progetta una nuova costruzione, un ampliamento, una veranda, una tettoia o una recinzione, è necessario verificare preventivamente la presenza della fascia di rispetto stradale. Costruire troppo vicino a una strada può infatti determinare il diniego del titolo edilizio, l’applicazione di sanzioni e, nei casi più gravi, l’impossibilità di regolarizzare successivamente l’opera.

La fascia di rispetto stradale è una porzione di territorio situata ai lati della strada nella quale l’attività edilizia è vietata o sottoposta a specifiche limitazioni. La sua funzione è tutelare la sicurezza della circolazione, garantire un’adeguata visibilità, preservare gli spazi necessari per eventuali interventi di ampliamento della sede stradale e assicurare un ordinato sviluppo urbanistico del territorio.

Che cos’è la fascia di rispetto stradale

La fascia di rispetto non deve essere confusa con la carreggiata o con la fascia di pertinenza della strada. Si tratta di un’area esterna al confine stradale nella quale devono essere rispettate determinate distanze per realizzare nuove costruzioni, ricostruzioni, ampliamenti e altre opere.

Il Codice della Strada disciplina le fasce di rispetto fuori e dentro i centri abitati, mentre il relativo Regolamento di esecuzione stabilisce le distanze applicabili alle diverse categorie di strade.

La presenza del vincolo non comporta necessariamente il divieto assoluto di qualsiasi intervento. La possibilità di eseguire lavori dipende dalla natura dell’opera, dalla classificazione della strada, dalla posizione dell’immobile e dalle prescrizioni contenute negli strumenti urbanistici comunali.

Da cosa dipendono le distanze dalla strada

Non esiste un’unica distanza valida per tutti gli immobili e per tutte le strade. La misura della fascia di rispetto può variare in funzione di diversi elementi:

  • classificazione della strada;
  • ubicazione dentro o fuori dal centro abitato;
  • destinazione urbanistica dell’area;
  • tipologia dell’intervento edilizio;
  • disposizioni del piano urbanistico comunale;
  • presenza di ulteriori vincoli paesaggistici, ambientali o idrogeologici.

Il principale riferimento normativo è rappresentato dal Decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, cioè il Codice della Strada, e dal D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495, che ne contiene il Regolamento di esecuzione e attuazione.

A queste norme si aggiungono le prescrizioni contenute nei piani urbanistici comunali. Per questo motivo, prima di predisporre un progetto, non è sufficiente conoscere genericamente la categoria della strada: occorre esaminare la disciplina urbanistica applicabile alla specifica area.

Come si misura la fascia di rispetto stradale

Uno degli errori più frequenti consiste nel calcolare la distanza partendo dal margine della carreggiata. La normativa fa generalmente riferimento al confine stradale, la cui individuazione deve essere effettuata sulla base delle caratteristiche e della proprietà dell’infrastruttura.

Il confine stradale non coincide necessariamente con il bordo dell’asfalto. Possono infatti far parte della proprietà stradale anche banchine, fossi, scarpate, cunette e altre pertinenze.

Una misurazione effettuata senza un rilievo tecnico o senza verificare gli elaborati urbanistici può quindi produrre risultati errati e compromettere la validità dell’intero progetto.

Si può costruire nella fascia di rispetto stradale?

In linea generale, le nuove costruzioni all’interno della fascia di rispetto sono soggette a forti limitazioni. Il divieto risponde a esigenze di sicurezza pubblica e di tutela della viabilità e non costituisce un semplice requisito formale.

La disciplina può essere differente per gli edifici già esistenti. Alcuni interventi di manutenzione, recupero o adeguamento potrebbero essere consentiti, purché non comportino nuovi volumi, ampliamenti verso la strada o ulteriori violazioni delle distanze previste.

Devono essere valutate con particolare attenzione anche opere apparentemente secondarie come:

  • tettoie e pensiline;
  • verande;
  • pergolati;
  • recinzioni e muri di cinta;
  • locali tecnici;
  • piscine;
  • manufatti prefabbricati;
  • ampliamenti di edifici esistenti.

La qualificazione edilizia dell’opera e il suo impatto sulla fascia di rispetto devono essere verificati caso per caso da un tecnico abilitato.

Fascia di rispetto stradale e sanatoria edilizia

Realizzare un’opera troppo vicino alla strada può impedire anche il successivo rilascio di una sanatoria. La conformità dell’intervento non viene infatti valutata soltanto rispetto alle caratteristiche costruttive del manufatto, ma anche in relazione alle distanze, ai vincoli e alla disciplina urbanistica applicabile.

Il Decreto Salva Casa ha introdotto nel Testo unico dell’edilizia l’articolo 36-bis, che disciplina l’accertamento di conformità per alcune ipotesi di parziale difformità e per determinati interventi realizzati in assenza o in difformità dalla segnalazione certificata. L’introduzione di questa procedura non determina però automaticamente la regolarizzabilità di qualsiasi opera: devono comunque essere rispettati i requisiti urbanistici, edilizi e le condizioni previste dalla legge.

Anche la giurisprudenza amministrativa ha ribadito che la violazione della fascia di rispetto può assumere carattere ostativo alla sanatoria. Un manufatto incompatibile con le distanze previste dalla pianificazione urbanistica potrebbe quindi non essere regolarizzabile, anche quando si tratta di una tettoia o di un’opera di dimensioni contenute.

Quali conseguenze rischia chi non rispetta le distanze

La realizzazione di opere in violazione della fascia di rispetto stradale può comportare diverse conseguenze:

  • sospensione dei lavori;
  • diniego del permesso di costruire;
  • annullamento o inefficacia del titolo edilizio;
  • sanzioni amministrative;
  • ordine di demolizione o ripristino;
  • impossibilità di ottenere la sanatoria;
  • difficoltà durante la vendita o il finanziamento dell’immobile.

La presenza di una difformità può emergere anche molti anni dopo la costruzione, per esempio durante una compravendita, una successione, una richiesta di mutuo o un intervento di ristrutturazione.

Come verificare se un terreno ricade nella fascia di rispetto

Prima di acquistare un terreno o iniziare un intervento edilizio è consigliabile svolgere una verifica tecnica e urbanistica completa.

Il controllo dovrebbe comprendere:

  1. l’individuazione del confine stradale;
  2. la classificazione della strada;
  3. la verifica della delimitazione del centro abitato;
  4. l’analisi del piano urbanistico comunale;
  5. l’esame delle norme tecniche di attuazione;
  6. la verifica catastale e dei titoli edilizi esistenti;
  7. l’accertamento di eventuali ulteriori vincoli;
  8. il confronto con l’Ufficio tecnico del Comune e con l’ente proprietario della strada.

In alcuni casi può essere utile richiedere il certificato di destinazione urbanistica, soprattutto prima dell’acquisto di un terreno o della progettazione di un nuovo fabbricato.

Perché effettuare le verifiche prima dei lavori

Una verifica preventiva consente di progettare correttamente l’intervento, evitare spese inutili e ridurre il rischio di contenziosi con il Comune o con l’ente proprietario della strada.

Affidarsi a tecnici qualificati è particolarmente importante quando il confine stradale non è chiaramente individuabile, l’immobile si trova vicino a un incrocio o il piano urbanistico contiene prescrizioni più restrittive rispetto alla disciplina generale.

Global, grazie alla propria esperienza nel settore delle costruzioni e alle certificazioni UNI EN ISO 9001:2015 e UNI EN ISO 14001:2015, oltre all’attestazione SOA, affianca privati, imprese ed enti pubblici nella progettazione e realizzazione degli interventi, valutando fin dalle prime fasi le condizioni tecniche, urbanistiche e operative necessarie per eseguire i lavori in modo regolare e sicuro.

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Areazione passiva: come raffrescare la casa in estate riducendo l’uso del climatizzatore

Con le estati sempre più calde e i costi energetici in costante crescita, molte famiglie cercano soluzioni efficaci per mantenere una temperatura confortevole all’interno delle abitazioni senza dover ricorrere continuamente ai sistemi di climatizzazione.

Tra le strategie più semplici, economiche e sostenibili troviamo l’areazione passiva, una tecnica che sfrutta la ventilazione naturale degli ambienti per favorire il raffrescamento degli spazi interni e migliorare il comfort abitativo.

Se correttamente applicata, l’areazione passiva può contribuire a ridurre il surriscaldamento degli edifici, limitare il consumo energetico e diminuire il ricorso a condizionatori e pompe di calore durante i mesi estivi.

Cos’è l’areazione passiva

L’areazione passiva è un sistema di ventilazione naturale che sfrutta il movimento spontaneo dell’aria generato dalle differenze di temperatura e pressione tra ambiente interno ed esterno.

A differenza dei sistemi meccanici, non utilizza ventilatori, motori o apparecchiature elettriche, ma si basa esclusivamente sulle caratteristiche dell’edificio e su una corretta gestione delle aperture.

Durante l’estate l’aria calda tende naturalmente a salire verso l’alto. Favorendo l’uscita dell’aria più calda e l’ingresso di aria più fresca è possibile migliorare significativamente la qualità dell’ambiente interno e ridurre la temperatura percepita.

Ventilazione trasversale: il metodo più efficace

La tecnica più utilizzata nell’areazione passiva è la ventilazione trasversale.

Questo sistema consiste nell’aprire contemporaneamente finestre, porte o aperture situate su lati opposti dell’abitazione, creando un flusso continuo che attraversa gli ambienti e favorisce l’espulsione dell’aria calda accumulata durante la giornata.

Per ottenere i migliori risultati è importante scegliere i momenti più adatti:

  • apertura delle finestre nelle prime ore del mattino;
  • ventilazione intensa durante la notte;
  • chiusura delle aperture nelle ore più calde;
  • utilizzo delle schermature solari durante l’esposizione diretta al sole.

Nelle abitazioni che dispongono di aperture poste a quote differenti entra inoltre in gioco il cosiddetto effetto camino. L’aria calda sale verso l’alto ed esce dalle aperture superiori, mentre l’aria più fresca entra da quelle inferiori, aumentando naturalmente il ricambio d’aria.

Schermature solari: alleate indispensabili contro il caldo

La ventilazione naturale da sola non è sufficiente se l’edificio continua ad assorbire calore attraverso finestre e superfici vetrate. Per questo motivo l’areazione passiva dovrebbe essere sempre accompagnata da adeguate schermature solari.

Tapparelle, persiane, frangisole orientabili, tende da sole e pergolati consentono di limitare l’ingresso della radiazione solare, riducendo il surriscaldamento degli ambienti interni.

Particolare attenzione deve essere riservata alle facciate esposte a sud e a ovest, che durante il pomeriggio ricevono la maggiore quantità di energia solare. Una corretta protezione delle superfici vetrate permette di abbassare sensibilmente la temperatura interna e aumentare l’efficacia della ventilazione naturale.

Il ruolo della vegetazione nel raffrescamento naturale

Anche la cura del verde può contribuire in modo significativo al comfort termico degli edifici. Alberi, siepi, pergolati e piante rampicanti creano zone d’ombra che limitano il riscaldamento delle pareti esterne e delle finestre.

Oltre a ridurre l’irraggiamento diretto, la vegetazione contribuisce a raffrescare naturalmente l’aria circostante grazie al fenomeno dell’evapotraspirazione. Questo permette di migliorare ulteriormente le prestazioni dell’areazione passiva e ridurre il carico termico dell’edificio.

Gli errori più comuni da evitare

Molte persone compromettono involontariamente l’efficacia della ventilazione naturale adottando comportamenti poco corretti.

Tra gli errori più frequenti troviamo:

  • lasciare le finestre aperte nelle ore più calde della giornata;
  • non utilizzare tapparelle o schermature durante l’esposizione solare;
  • tenere chiuse le porte interne impedendo la circolazione dell’aria;
  • rinunciare alla ventilazione notturna;
  • sottovalutare l’importanza dell’ombreggiamento esterno.

Quando la temperatura esterna supera quella interna, mantenere aperte le finestre può addirittura peggiorare il comfort abitativo, favorendo l’ingresso di aria molto calda.

Areazione passiva e climatizzazione: un approccio integrato

L’areazione passiva non deve essere considerata necessariamente un’alternativa alla climatizzazione, ma può rappresentare un importante complemento per migliorare l’efficienza energetica dell’abitazione.

Una casa ben progettata, dotata di schermature solari efficaci, isolamento adeguato e corretta ventilazione naturale richiede meno energia per mantenere condizioni di comfort durante l’estate.

Questo consente di ridurre le ore di funzionamento dei climatizzatori, diminuire i consumi elettrici e contenere i costi in bolletta.

Global: efficienza energetica e comfort abitativo

Investire in soluzioni che favoriscono la ventilazione naturale significa migliorare il benessere quotidiano e aumentare l’efficienza energetica dell’edificio.

L’analisi delle esposizioni, la scelta delle schermature più adatte, la progettazione degli impianti e la valutazione delle caratteristiche dell’immobile sono aspetti che richiedono competenze tecniche specifiche.

Affidarsi a professionisti qualificati consente di individuare le soluzioni più efficaci per ottimizzare il comfort abitativo, ridurre i consumi energetici e valorizzare il proprio immobile nel lungo periodo.

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Dal progetto alla consegna di una RSA, un’opera chiavi in mano: l’esperienza di Global nella realizzazione di strutture sanitarie

La costruzione di una struttura sanitaria richiede competenze tecniche, organizzative e gestionali di alto livello. Ogni fase del progetto deve essere pianificata con attenzione, dal primo intervento in cantiere fino alla consegna finale dell’opera, garantendo il rispetto delle normative, la qualità costruttiva e il rispetto dei tempi previsti.

Tra le opere realizzate da Global Società Cooperativa rientra anche la costruzione di una RSA – Residenza Sanitaria Assistenziale in Toscana, un intervento che rappresenta un esempio concreto della capacità dell’azienda di gestire progetti complessi attraverso la formula chiavi in mano.

Cosa significa realizzare un’opera chiavi in mano

La formula chiavi in mano rappresenta una soluzione particolarmente apprezzata sia dai soggetti pubblici sia dai committenti privati, poiché consente di affidare a un unico interlocutore tutte le attività necessarie alla realizzazione dell’opera.

In questo modo il cliente può contare su un coordinamento centralizzato delle lavorazioni, una gestione più efficiente delle tempistiche e una maggiore attenzione al controllo dei costi e della qualità.

Global segue direttamente ogni fase del processo costruttivo, garantendo un monitoraggio costante delle attività e un’organizzazione puntuale delle maestranze impegnate in cantiere.

La costruzione di una RSA: un progetto complesso e altamente specializzato

Le Residenze Sanitarie Assistenziali rappresentano edifici particolarmente delicati dal punto di vista progettuale e costruttivo. Queste strutture devono infatti garantire elevati standard di sicurezza, accessibilità, comfort e funzionalità per ospiti, operatori sanitari e visitatori.

La realizzazione di una RSA richiede una perfetta integrazione tra opere edili, impianti tecnologici, sistemi di sicurezza, spazi comuni e aree dedicate all’assistenza sanitaria.

L’intervento realizzato in Toscana ha comportato la gestione coordinata di numerose attività operative, con l’obiettivo di consegnare una struttura moderna, efficiente e pienamente rispondente alle esigenze del settore socio-sanitario.

Dalla costruzione dell’edificio alla consegna finale

Uno degli aspetti più importanti di un’opera chiavi in mano è la capacità di seguire il progetto in tutte le sue fasi. Global ha curato l’intero processo realizzativo, dalla costruzione dell’edificio alle opere di completamento, coordinando le diverse lavorazioni necessarie per arrivare alla consegna finale.

La gestione integrata delle attività permette di ridurre le criticità operative, ottimizzare i tempi di esecuzione e garantire standard qualitativi elevati durante tutto il ciclo di vita del cantiere.

Ogni intervento viene sviluppato attraverso una pianificazione accurata che consente di monitorare l’avanzamento dei lavori e di mantenere costante il controllo sulle diverse fasi operative.

Esperienza e organizzazione al servizio dei clienti

Da oltre vent’anni Global opera nel settore delle costruzioni mettendo a disposizione esperienza, professionalità e capacità organizzativa. L’azienda è in grado di affrontare opere di diversa complessità, collaborando con enti pubblici, imprese e committenti privati per la realizzazione di edifici civili, strutture sanitarie, interventi di riqualificazione e opere infrastrutturali.

L’esperienza maturata nel corso degli anni consente di gestire cantieri articolati e multidisciplinari, coordinando risorse, fornitori e lavorazioni con un approccio orientato alla qualità e alla soddisfazione del cliente.

Global: costruire valore nel tempo

Ogni progetto rappresenta una responsabilità e un investimento destinato a durare negli anni. Per questo motivo Global pone particolare attenzione alla qualità delle lavorazioni, alla scelta dei materiali e all’organizzazione del cantiere. Global, grazie alla propria esperienza nel settore delle costruzioni e alle certificazioni UNI EN ISO 9001:2015 e UNI EN ISO 14001:2015, oltre all’attestazione SOA, opera con professionalità offrendo soluzioni chiavi in mano in grado di rispondere alle esigenze più diverse.

Affidarsi a un’impresa strutturata significa poter contare su un partner affidabile, capace di seguire ogni fase del progetto e garantire risultati concreti, duraturi e conformi agli standard richiesti.

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Edilizia scolastica: perché qualità, sicurezza e imprese certificate sono fondamentali per il futuro delle scuole

L’edilizia scolastica rappresenta uno dei settori più strategici dell’intero comparto delle costruzioni. Le scuole non sono semplicemente edifici destinati a ospitare attività didattiche, ma luoghi in cui ogni giorno centinaia di studenti, insegnanti e operatori trascorrono gran parte del proprio tempo. Per questo motivo la qualità costruttiva, la sicurezza strutturale, l’efficienza energetica e il rispetto delle normative assumono un’importanza ancora maggiore rispetto ad altre tipologie di intervento.

L’attenzione verso questo settore è stata ulteriormente rafforzata dagli investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che ha destinato miliardi di euro alla realizzazione di nuove scuole, asili nido, mense scolastiche, palestre e interventi di messa in sicurezza del patrimonio edilizio esistente. Recentemente il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha stanziato ulteriori risorse per consentire agli enti locali di completare gli interventi ancora in corso, confermando quanto sia strategico portare a termine i cantieri scolastici nei tempi previsti.

Dietro ogni progetto di edilizia scolastica esiste però una sfida complessa che coinvolge amministrazioni pubbliche, progettisti, direttori dei lavori e imprese esecutrici. Realizzare o ristrutturare una scuola significa infatti rispettare rigorosi standard tecnici, garantire elevati livelli di sicurezza e coordinare lavorazioni che spesso devono essere completate entro precise scadenze per evitare interferenze con l’attività didattica.

Uno degli aspetti più delicati riguarda la sicurezza strutturale degli edifici. Molte scuole italiane sono state costruite decenni fa e necessitano di interventi di adeguamento sismico, consolidamento e manutenzione straordinaria. In territori come la Sardegna, inoltre, è fondamentale garantire edifici efficienti, durevoli e capaci di assicurare comfort ambientale durante tutto l’anno.

L’edilizia scolastica moderna non si limita più alla semplice realizzazione delle strutture. Oggi una scuola deve essere progettata come un ambiente sicuro, sostenibile e funzionale. Ciò significa prevedere impianti tecnologici efficienti, sistemi di climatizzazione a basso consumo, illuminazione adeguata, isolamento termico e acustico, spazi accessibili a tutti e soluzioni che favoriscano il benessere degli studenti.

Tra le criticità più frequenti nei cantieri scolastici vi sono l’aumento dei costi delle materie prime, la necessità di rispettare cronoprogrammi particolarmente stringenti, l’adeguamento continuo alle normative e la gestione di lavorazioni altamente specialistiche. Anche una minima inefficienza nella programmazione o nell’esecuzione può generare ritardi, incrementi di spesa e difficoltà nel raggiungimento degli obiettivi previsti dai finanziamenti pubblici.

Per questo motivo diventa fondamentale affidarsi a imprese qualificate e certificate, in grado di garantire competenze tecniche, organizzazione aziendale e capacità di gestione di opere complesse. Le certificazioni rappresentano infatti uno strumento concreto per attestare la qualità dei processi aziendali e la capacità dell’impresa di operare secondo standard riconosciuti a livello nazionale e internazionale.

Un’impresa certificata secondo la norma UNI EN ISO 9001:2015 dimostra di adottare procedure organizzative orientate alla qualità e al controllo dei processi. La certificazione UNI EN ISO 14001:2015 attesta invece l’impegno verso una gestione responsabile degli aspetti ambientali, elemento sempre più importante nei moderni interventi edilizi. L’attestazione SOA, infine, costituisce un requisito essenziale per l’esecuzione di lavori pubblici e certifica la capacità tecnica ed economica dell’impresa di operare su specifiche categorie di opere.

Nel settore scolastico questi requisiti assumono un valore ancora più significativo. La presenza di studenti, personale docente e famiglie impone infatti livelli di attenzione particolarmente elevati. Ogni fase del cantiere deve essere pianificata con precisione, dalla sicurezza dei lavoratori alla qualità dei materiali utilizzati, fino al rispetto delle normative antincendio, impiantistiche e strutturali.

Le scuole rappresentano un investimento sul futuro delle comunità. Un edificio scolastico moderno, sicuro ed efficiente contribuisce a migliorare la qualità della didattica, il comfort degli ambienti e la sostenibilità energetica, generando benefici che si protraggono per decenni. Per raggiungere questi obiettivi non bastano le risorse economiche o i finanziamenti disponibili: servono competenze, esperienza e imprese capaci di trasformare i progetti in opere realizzate a regola d’arte.

Global, azienda leader per le costruzioni in Sardegna

Global Società Cooperativa, grazie alla propria esperienza nel settore delle costruzioni e alle certificazioni UNI EN ISO 9001:2015 e UNI EN ISO 14001:2015, oltre all’attestazione SOA, opera con professionalità nella realizzazione e manutenzione di opere pubbliche e private in tutta la Sardegna, contribuendo alla creazione di edifici sicuri, efficienti e conformi ai più elevati standard qualitativi.

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Isolamento termico

Come preparare la casa al caldo estivo in Sardegna: gli interventi edilizi più efficaci

L’estate in Sardegna è sinonimo di sole, mare e giornate all’aperto, ma negli ultimi anni è diventata anche sinonimo di temperature sempre più elevate. Le ondate di calore che interessano l’isola mettono a dura prova il comfort abitativo di molte abitazioni, con conseguente aumento dei consumi energetici dovuti all’utilizzo di climatizzatori e sistemi di raffrescamento. Per questo motivo, preparare la casa al caldo estivo non significa soltanto installare un impianto di climatizzazione efficiente, ma soprattutto intervenire sull’edificio per migliorarne le prestazioni energetiche e il comfort interno.

Molte abitazioni presenti in Sardegna sono state costruite in periodi in cui il tema dell’efficienza energetica non aveva l’importanza che riveste oggi. Di conseguenza, non sono adeguatamente protette dall’irraggiamento solare e dal surriscaldamento degli ambienti interni. Attraverso specifici interventi edilizi è possibile ridurre sensibilmente l’ingresso del calore, migliorare il benessere abitativo e contenere i costi energetici durante tutta la stagione estiva.

Uno degli interventi più efficaci è rappresentato dall’isolamento termico dell’involucro edilizio. Il cappotto termico esterno consente di limitare il trasferimento del calore dall’esterno verso l’interno dell’abitazione, mantenendo temperature più stabili durante le ore più calde della giornata. In Sardegna, dove l’esposizione solare è particolarmente intensa per molti mesi all’anno, un corretto isolamento può fare una differenza significativa sia in estate che in inverno.

Anche il microcappotto rappresenta una soluzione interessante in particolari contesti. Pur avendo spessori inferiori rispetto a un cappotto tradizionale, permette di migliorare le prestazioni energetiche degli edifici laddove esistano vincoli tecnici o architettonici che impediscono l’installazione di sistemi più invasivi. La scelta della soluzione più adatta deve essere sempre valutata attraverso un’analisi tecnica specifica dell’immobile.

Un altro elemento spesso sottovalutato riguarda la copertura dell’edificio. Il tetto è una delle superfici maggiormente esposte ai raggi solari e può contribuire in maniera significativa al surriscaldamento degli ambienti sottostanti. Intervenire con adeguati sistemi isolanti, materiali riflettenti o opere di riqualificazione della copertura consente di migliorare sensibilmente il comfort interno e ridurre il carico di lavoro degli impianti di climatizzazione.

Anche gli infissi svolgono un ruolo fondamentale nella protezione dal caldo estivo. Finestre obsolete o non adeguatamente isolate favoriscono l’ingresso del calore e aumentano le dispersioni energetiche. La sostituzione di serramenti datati con soluzioni moderne ad alte prestazioni permette di migliorare l’isolamento dell’edificio e di aumentare il comfort abitativo durante tutto l’anno.

La gestione dell’irraggiamento solare diretto rappresenta un ulteriore aspetto strategico. Schermature solari, pergolati, frangisole e sistemi di ombreggiamento contribuiscono a ridurre l’accumulo di calore sulle superfici esposte, limitando il surriscaldamento degli ambienti interni e migliorando la vivibilità degli spazi esterni.

Nelle abitazioni della Sardegna, soprattutto nelle aree maggiormente esposte al sole e ai venti caldi provenienti dall’entroterra, una corretta progettazione della ventilazione naturale può contribuire a migliorare notevolmente il comfort estivo. Favorire il ricambio d’aria e sfruttare i movimenti naturali delle correnti permette infatti di ridurre la percezione del caldo e limitare il ricorso ai sistemi meccanici di raffrescamento.

Affidati a Global per la tua ristrutturazione in Sardegna

Preparare la propria abitazione alle alte temperature estive significa adottare una strategia integrata che tenga conto delle caratteristiche costruttive dell’edificio, dell’esposizione solare e delle esigenze specifiche della famiglia. Intervenire in modo mirato permette non solo di aumentare il comfort abitativo, ma anche di valorizzare l’immobile e ridurre i consumi energetici nel lungo periodo.

Global opera in tutta la Sardegna nel settore delle costruzioni, delle ristrutturazioni e della riqualificazione energetica degli edifici. Grazie all’esperienza maturata nel territorio e alle certificazioni aziendali UNI EN ISO 9001:2015 e UNI EN ISO 14001:2015, oltre all’attestazione SOA, l’azienda affianca privati, imprese ed enti pubblici nella realizzazione di interventi finalizzati a migliorare efficienza energetica, comfort e sostenibilità degli immobili.

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Tettoie e pergolati: quando servono permessi e autorizzazioni secondo il Consiglio di Stato

Pergolati, tettoie leggere, coperture esterne e dehors sono sempre più diffusi nelle abitazioni private, nelle strutture ricettive e negli spazi outdoor. Si avvicina l’estate, e in Sardegna è prassi comune passare del tempo all’aperto per cercare refrigerio durante la stagione più calda oppure per ospitare all’aperto amici e parenti.

Molti proprietari, però, commettono un errore molto comune: pensare che una struttura “leggera” o removibile rientri automaticamente nell’edilizia libera. Una recente sentenza del Consiglio di Stato chiarisce invece che non conta il nome attribuito all’opera, ma il suo impatto reale sul territorio.

Con la sentenza n. 3313 del 28 aprile 2026, i giudici amministrativi hanno confermato la demolizione di alcune strutture realizzate in area sottoposta a vincolo paesaggistico, ribadendo un principio fondamentale: anche pergolati e coperture apparentemente leggere possono richiedere il permesso di costruire quando producono una trasformazione stabile dell’immobile o del territorio.

Per imprese edili, proprietari e professionisti del settore si tratta di un chiarimento molto importante, soprattutto in Sardegna, dove vincoli paesaggistici e regolamenti urbanistici richiedono particolare attenzione prima di eseguire interventi esterni.

Quando un pergolato non è più edilizia libera

Nel linguaggio comune si tende spesso a utilizzare il termine “pergolato” per indicare qualsiasi struttura destinata all’ombreggiamento di terrazze, giardini o cortili. Dal punto di vista edilizio, però, la distinzione è molto più precisa.

Secondo la giurisprudenza, un vero pergolato deve essere:

  • leggero;
  • aperto;
  • facilmente amovibile;
  • privo di coperture stabili;
  • destinato principalmente al sostegno di elementi vegetali o a una funzione ornamentale.

Quando invece la struttura presenta coperture rigide, pannelli, elementi metallici importanti, chiusure laterali o dimensioni rilevanti, il quadro cambia completamente. In questi casi l’opera può essere qualificata come tettoia o addirittura come nuova costruzione, con conseguente obbligo di titolo abilitativo.

Il Consiglio di Stato ribadisce infatti che il concetto di nuova costruzione non dipende esclusivamente dai materiali utilizzati, ma dall’effetto urbanistico prodotto dall’intervento.

L’impatto reale dell’opera conta più del nome

Uno degli aspetti più rilevanti della sentenza riguarda proprio la valutazione complessiva dell’intervento edilizio. I giudici hanno chiarito che le opere non devono essere analizzate singolarmente, ma nel loro insieme.

Più strutture leggere, considerate separatamente, possono infatti trasformarsi in un organismo edilizio stabile se:

  • coprono superfici estese;
  • modificano in modo duraturo l’assetto dei luoghi;
  • creano nuovi spazi coperti;
  • sono stabilmente ancorate;
  • soddisfano esigenze permanenti.

Questo principio è particolarmente importante perché molti interventi outdoor vengono realizzati senza una preventiva verifica urbanistica, con il rischio concreto di sanzioni o ordini di demolizione.

Il peso del vincolo paesaggistico in Sardegna

Nelle aree sottoposte a tutela paesaggistica le regole diventano ancora più rigide. In Sardegna questo tema assume un valore centrale, soprattutto nelle zone costiere, nei contesti panoramici e nei territori soggetti a particolari vincoli ambientali. Anche una struttura apparentemente semplice può essere considerata incompatibile con il paesaggio se altera in modo significativo il contesto visivo o urbanistico.

Per questo motivo, prima di installare:

  • pergolati;
  • tettoie;
  • verande;
  • coperture esterne;
  • dehors;
  • strutture ombreggianti;

è fondamentale verificare:

  • il regolamento edilizio comunale;
  • i vincoli presenti sull’immobile;
  • le autorizzazioni necessarie;
  • la compatibilità paesaggistica dell’intervento.

Perché affidarsi a un’impresa edile qualificata

Molti abusi edilizi nascono da interventi eseguiti senza una corretta valutazione tecnica preliminare. Affidarsi a un’impresa edile esperta e qualificata significa invece poter contare su un’analisi preventiva della fattibilità urbanistica e paesaggistica delle opere.

Una corretta progettazione permette di evitare:

  • contenziosi amministrativi;
  • ordini di demolizione;
  • problemi nelle compravendite;
  • difficoltà con mutui e pratiche catastali;
  • responsabilità patrimoniali future.

In presenza di vincoli o opere esterne, il supporto di professionisti competenti diventa quindi essenziale per realizzare interventi conformi alle normative edilizie vigenti.

Affidati a Global: disponibilità, efficienza e competenza in Sardegna

La sentenza del Consiglio di Stato conferma un orientamento sempre più rigoroso nel settore edilizio: non basta definire una struttura “pergolato” per rientrare automaticamente nell’edilizia libera. Ogni intervento deve essere valutato nel suo impatto reale sul territorio, soprattutto in aree vincolate o paesaggisticamente sensibili. Pergolati, tettoie e coperture leggere possono trasformarsi in opere ediliziamente rilevanti quando modificano stabilmente l’immobile o creano nuovi spazi coperti. Per questo motivo è sempre consigliabile verificare preventivamente la conformità urbanistica dell’intervento e affidarsi a imprese specializzate in grado di operare nel rispetto delle normative edilizie e paesaggistiche.

Global, con sede a San Gavino Monreale e operativa in tutta la Sardegna, offre competenze tecniche avanzate e un approccio rigoroso nella gestione dei cantieri, assicurando il rispetto delle normative vigenti e la verifica della conformità urbanistica di ogni modifica agli immobili. Grazie a certificazioni come UNI EN ISO 9001:2015 e UNI EN ISO 14001:2015, oltre all’attestazione SOA, l’azienda garantisce standard elevati di qualità, sicurezza e sostenibilità in ogni intervento.

Affidarsi a una realtà certificata come Global permette di affrontare ogni intervento con competenze tecniche qualificate, attenzione normativa e gestione professionale dell’intero progetto edilizio.

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Tolleranze costruttive in edilizia: cosa sono e cosa prevede la normativa aggiornata

Nel settore delle costruzioni, il tema delle tolleranze costruttive rappresenta un aspetto tecnico e normativo di grande rilevanza, soprattutto in fase di verifica della conformità degli immobili. Con l’entrata in vigore della Legge 11 settembre 2020 n. 120, che ha convertito con modificazioni il Decreto-Legge 16 luglio 2020 n. 76, noto come “Decreto Semplificazioni”, sono stati introdotti importanti chiarimenti e limiti applicativi che hanno inciso significativamente sulla gestione delle difformità edilizie.

Le tolleranze costruttive in edilizia riguardano tutte quelle lievi difformità che si verificano durante la realizzazione di un’opera rispetto a quanto previsto nel titolo abilitativo, come ad esempio scostamenti nella cubatura, nella superficie coperta, nei distacchi tra fabbricati o nelle altezze. Si tratta di discrepanze spesso inevitabili in cantiere, dovute a fattori tecnici, materiali o esecutivi, che non incidono in modo sostanziale sulla sicurezza, sulla funzionalità o sulla destinazione dell’immobile.

La normativa introdotta con il Decreto Semplificazioni ha stabilito un principio fondamentale: non costituiscono violazione edilizia le difformità che rientrano entro un limite del 2% rispetto alle misure previste dal titolo abilitativo originario. Questo significa che, entro tale soglia, le variazioni sono considerate fisiologiche e non richiedono sanatorie o interventi correttivi, semplificando notevolmente le procedure tecniche e amministrative.

Questo limite del 2% si applica a parametri edilizi fondamentali quali volume, superficie, altezza e distanze, e rappresenta una soglia di tolleranza che consente di gestire in modo più realistico le complessità del processo costruttivo. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che tali tolleranze non devono mai compromettere il rispetto delle normative vigenti in materia urbanistica, edilizia e di sicurezza.

Un ulteriore aspetto importante riguarda gli immobili sottoposti a vincoli, disciplinati dal Decreto Legislativo 22 gennaio 2004 n. 42, relativo al Codice dei beni culturali e del paesaggio. In questi casi, la normativa prevede una maggiore attenzione: sono considerate tolleranze ammissibili solo le irregolarità geometriche o di finitura di lieve entità, nonché il posizionamento degli impianti, purché non venga alterato il valore tutelato del bene e non si verifichino violazioni delle norme in materia di agibilità o delle prescrizioni urbanistiche comunali.

Per imprese edili, progettisti e committenti, conoscere e applicare correttamente il concetto di tolleranza costruttiva è essenziale per evitare contenziosi, sanzioni o blocchi nelle pratiche edilizie. Affidarsi a professionisti qualificati e a imprese con esperienza consolidata rappresenta una garanzia fondamentale.

Affidati a Global: disponibilità, efficienza e competenza in Sardegna

Global Società Cooperativa, con sede a San Gavino Monreale e operativa in tutta la Sardegna, offre competenze tecniche avanzate e un approccio rigoroso nella gestione dei cantieri, assicurando il rispetto delle normative vigenti e la corretta applicazione delle tolleranze costruttive. Grazie a certificazioni come UNI EN ISO 9001:2015 e UNI EN ISO 14001:2015, oltre all’attestazione SOA, l’azienda garantisce standard elevati di qualità, sicurezza e sostenibilità in ogni intervento.

Comprendere le tolleranze costruttive non significa solo conoscere una norma, ma saper interpretare correttamente il confine tra difformità accettabile e abuso edilizio. Un aspetto che, se gestito con competenza, può fare la differenza tra un’opera conforme e una potenzialmente problematica sotto il profilo tecnico e amministrativo.

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Edilizia e prestazioni energetiche: dal 3 giugno 2026 entrano in vigore i nuovi requisiti minimi

Il settore dell’edilizia si prepara a un importante aggiornamento normativo che riguarda l’efficienza energetica degli edifici. Dal 3 giugno 2026 entrerà infatti in vigore il nuovo Decreto Requisiti Minimi, che aggiorna il DM 26 giugno 2015 introducendo criteri più stringenti per la progettazione energetica degli edifici e per gli interventi di ristrutturazione.

Il decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 5 dicembre 2025, è stato adottato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica in collaborazione con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Ministero della Salute e il Ministero della Difesa. L’obiettivo è migliorare le prestazioni energetiche del patrimonio edilizio italiano, promuovere l’uso delle fonti rinnovabili e favorire la diffusione di tecnologie innovative come le infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici.

Per imprese edili, progettisti e professionisti del settore delle costruzioni, le nuove regole rappresentano un passaggio fondamentale perché introducono criteri più rigorosi nella progettazione dell’involucro edilizio, nella gestione degli impianti e nel controllo delle dispersioni energetiche.

Prestazioni energetiche degli edifici: cosa cambia con il nuovo decreto

Il nuovo DM Requisiti Minimi aggiorna i criteri utilizzati per calcolare la prestazione energetica degli edifici, che viene determinata sulla base dell’energia annuale necessaria per garantire il funzionamento standard dell’immobile.

Nel calcolo vengono considerati i fabbisogni energetici legati al riscaldamento, al raffrescamento, alla ventilazione e alla produzione di acqua calda sanitaria. Negli edifici non residenziali rientrano anche i consumi per illuminazione, ascensori e scale mobili.

Un aspetto importante riguarda il contributo delle fonti rinnovabili prodotte direttamente nell’edificio, come impianti fotovoltaici o solare termico. L’energia prodotta in loco può infatti contribuire alla copertura del fabbisogno energetico dello stesso vettore fino alla completa compensazione.

Il decreto aggiorna inoltre le norme tecniche utilizzate per il calcolo energetico introducendo nuovi riferimenti, tra cui UNI/TS 11300-5, UNI/TS 11300-6 e UNI EN 15193, che riguardano anche la valutazione dell’illuminazione negli edifici.

Maggiore attenzione all’involucro edilizio e ai ponti termici

Uno degli elementi centrali del nuovo decreto riguarda il miglioramento delle prestazioni dell’involucro edilizio, cioè l’insieme delle strutture che separano l’ambiente interno da quello esterno.

Particolare attenzione viene dedicata ai ponti termici, punti dell’edificio in cui si verificano dispersioni di calore più elevate rispetto alle superfici circostanti. Il decreto introduce una definizione tecnica più precisa di ponte termico e richiede che, negli interventi di ristrutturazione importanti di secondo livello, la verifica della trasmittanza termica delle strutture tenga conto anche di questi fenomeni.

Questa impostazione consente una valutazione più realistica delle dispersioni energetiche e favorisce soluzioni costruttive più efficienti, capaci di migliorare il comfort abitativo e ridurre i consumi energetici.

Il decreto introduce inoltre verifiche più rigorose relative alla formazione di muffe e condense all’interno delle strutture e richiede soluzioni progettuali che limitino il surriscaldamento estivo, attraverso tecniche di progettazione passiva e l’utilizzo di materiali o tecnologie adeguate.

Nuove regole per gli interventi su edifici nuovi ed esistenti

Il decreto distingue chiaramente tra diverse tipologie di intervento edilizio, applicando requisiti energetici specifici a seconda della natura dell’intervento.

Le nuove costruzioni comprendono non solo gli edifici realizzati ex novo, ma anche gli interventi di demolizione e ricostruzione e gli ampliamenti significativi superiori al 15% del volume esistente o a 500 metri cubi climatizzati.

Le ristrutturazioni importanti riguardano invece interventi sull’involucro edilizio che interessano oltre il 25% della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio. In questi casi il decreto distingue tra ristrutturazioni di primo livello, che coinvolgono oltre il 50% dell’involucro e l’intero impianto termico, e ristrutturazioni di secondo livello, che interessano porzioni più limitate dell’edificio.

Le riqualificazioni energetiche, invece, comprendono gli interventi più circoscritti, come la sostituzione di generatori di calore o il miglioramento di singoli componenti edilizi.

Questa classificazione consente di applicare requisiti energetici proporzionati alla tipologia di intervento, garantendo comunque un progressivo miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici.

Edifici a energia quasi zero e integrazione delle rinnovabili

Il decreto rafforza il ruolo degli edifici a energia quasi zero (NZEB), che rappresentano uno degli obiettivi principali delle politiche energetiche europee.

Gli edifici NZEB devono garantire prestazioni energetiche molto elevate e coprire una parte significativa del proprio fabbisogno energetico tramite fonti rinnovabili. Questo comporta una progettazione integrata che coinvolge l’involucro edilizio, gli impianti tecnologici e i sistemi di produzione di energia.

Tra le soluzioni più diffuse rientrano impianti fotovoltaici, pompe di calore ad alta efficienza, sistemi di accumulo energetico e tecnologie di gestione intelligente degli impianti.

Ricarica dei veicoli elettrici negli edifici

Una delle novità più interessanti introdotte dal nuovo decreto riguarda la predisposizione delle infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici negli edifici dotati di parcheggi.

Il provvedimento stabilisce specifiche prescrizioni tecniche per la realizzazione dei punti di ricarica, distinguendo tra edifici residenziali e non residenziali e tra parcheggi pubblici e privati.

Queste misure si inseriscono nella strategia europea per la diffusione della mobilità elettrica e puntano a favorire l’integrazione tra edifici, infrastrutture energetiche e sistemi di trasporto sostenibili.

Efficienza energetica e riqualificazione del patrimonio edilizio

L’aggiornamento del Decreto Requisiti Minimi rappresenta un passo importante verso un’edilizia più efficiente e sostenibile. Le nuove regole spingono infatti verso edifici meglio isolati, impianti più efficienti e una maggiore integrazione delle fonti rinnovabili.

Per imprese edili qualificate come Global Società Cooperativa, che operano nel settore delle costruzioni e delle ristrutturazioni con standard certificati di qualità, queste norme rappresentano anche un’opportunità per migliorare ulteriormente la qualità degli interventi e contribuire alla riqualificazione energetica del patrimonio edilizio.

Investire in edifici più efficienti significa non solo ridurre i consumi energetici e le emissioni di CO₂, ma anche migliorare il comfort abitativo, aumentare il valore degli immobili e costruire un patrimonio edilizio più sostenibile per il futuro.

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Global, ditta attiva in Sardegna nel settore della manutenzione edilizia e dotata di certificazioni UNI EN ISO 9001:2015, UNI EN ISO 14001:2015 e l’attestazione SOA, mette a disposizione la propria esperienza per la costruzione e ristrutturazione di edifici per enti pubblici, imprese e privati cittadini.

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Elaborato planimetrico: cos’è, come leggerlo e quando è necessario richiederlo

Nel settore dell’edilizia e delle pratiche catastali esistono documenti tecnici che, pur essendo fondamentali, spesso risultano poco chiari per chi non è del mestiere. Tra questi rientra l’elaborato planimetrico, uno strumento grafico che consente di comprendere la struttura complessiva di un fabbricato e la distribuzione delle unità immobiliari al suo interno. Per chi sta acquistando casa, per chi deve effettuare verifiche urbanistiche o per chi sta affrontando pratiche edilizie, questo documento può rivelarsi determinante per evitare errori e incomprensioni.

L’elaborato planimetrico è infatti uno dei documenti catastali che permette di visualizzare l’organizzazione di un edificio nel suo insieme. A differenza della planimetria catastale di una singola unità immobiliare, che rappresenta nel dettaglio l’interno di un appartamento o di un locale, questo elaborato offre una visione complessiva del fabbricato e della suddivisione delle sue parti. Proprio per questo motivo è molto utilizzato dai tecnici, dai notai e dagli operatori del settore immobiliare durante verifiche e compravendite.

Comprendere come leggere correttamente un elaborato planimetrico è quindi fondamentale per interpretare la struttura di un edificio e per individuare con precisione i rapporti tra proprietà private e parti comuni.

Cos’è l’elaborato planimetrico

L’elaborato planimetrico è un documento catastale grafico che rappresenta in maniera schematica la configurazione di un intero fabbricato. Il suo scopo è quello di mostrare come sono organizzate le unità immobiliari e quali siano le parti comuni all’interno dell’edificio.

All’interno dell’elaborato vengono riportati i cosiddetti subalterni, cioè i numeri identificativi delle singole unità immobiliari come appartamenti, box, cantine, negozi o locali tecnici. Ogni subalterno è collegato ai dati presenti nella visura catastale e consente di individuare con precisione la posizione dell’unità all’interno dell’edificio.

Accanto ai subalterni vengono rappresentate anche le parti comuni del fabbricato. Tra queste rientrano, ad esempio, scale, ingressi, cortili, corridoi, ascensori o locali tecnici. Queste parti sono spesso indicate come beni comuni non censibili, cioè spazi condivisi tra i proprietari che non hanno una rendita catastale autonoma.

In alcuni casi possono essere presenti anche beni comuni censibili, cioè parti comuni dotate di una propria rendita catastale, come ad esempio l’alloggio del portiere o alcuni locali condominiali utilizzati per attività specifiche.

Dal punto di vista tecnico, l’elaborato planimetrico rappresenta quindi una sorta di mappa dell’edificio che consente di capire come sono distribuite le unità immobiliari e quali siano le relazioni tra gli spazi privati e quelli condivisi.

Come leggere un elaborato planimetrico

A prima vista un elaborato planimetrico può sembrare un semplice disegno tecnico, ma in realtà contiene molte informazioni utili che devono essere interpretate correttamente.

La prima cosa da osservare è la suddivisione del fabbricato per livelli. Nella maggior parte dei casi l’elaborato è organizzato per piani, come interrato, piano terra, primo piano e così via. Ogni livello viene rappresentato con una pianta schematica che mostra la disposizione delle unità immobiliari presenti.

Un elemento centrale nella lettura del documento è rappresentato dai numeri dei subalterni. Questi numeri identificano le singole unità immobiliari e permettono di collegarle ai dati presenti nella visura catastale. In questo modo è possibile verificare con precisione quale appartamento o locale corrisponda a una determinata unità.

Un altro aspetto molto importante riguarda l’individuazione delle parti comuni. Scale, ingressi, cortili e altri spazi condivisi sono solitamente indicati con simbologie specifiche o con la dicitura relativa ai beni comuni non censibili. Comprendere correttamente questi elementi è fondamentale per sapere quali spazi appartengono a tutti i condomini e quali invece sono di proprietà esclusiva.

L’elaborato planimetrico permette inoltre di capire come avvengono i collegamenti tra i vari ambienti dell’edificio. La presenza di scale, corridoi o ascensori aiuta a comprendere il funzionamento complessivo del fabbricato e la relazione tra le diverse unità immobiliari.

Quando serve l’elaborato planimetrico

L’elaborato planimetrico non è richiesto in tutte le situazioni, ma diventa particolarmente importante in diversi contesti tecnici e immobiliari. Uno degli ambiti in cui viene utilizzato più frequentemente è quello delle compravendite immobiliari. Prima di acquistare un immobile, questo documento permette di verificare con precisione la posizione dell’unità all’interno dell’edificio e di comprendere quali parti siano di proprietà esclusiva e quali invece siano comuni.

Questa verifica è particolarmente utile nei condomini, dove può essere difficile distinguere con esattezza tra spazi privati e spazi condivisi. L’elaborato planimetrico consente quindi di evitare errori o incomprensioni che potrebbero emergere solo dopo la conclusione dell’acquisto.

Il documento è molto utilizzato anche nelle pratiche edilizie e catastali. Tecnici e professionisti lo consultano per verificare la distribuzione dei subalterni, predisporre variazioni catastali o controllare la corrispondenza tra la situazione registrata in catasto e lo stato reale dell’immobile.

In alcune situazioni più complesse l’elaborato planimetrico diventa addirittura indispensabile. Questo accade ad esempio nelle successioni ereditarie, quando è necessario identificare con precisione le unità immobiliari appartenenti al patrimonio ereditario, oppure nelle divisioni immobiliari, quando occorre stabilire come ripartire correttamente gli spazi.

Anche durante verifiche urbanistiche o controlli tecnici su edifici esistenti, questo documento può offrire indicazioni utili sulla struttura originaria del fabbricato.

Come richiedere l’elaborato planimetrico

L’elaborato planimetrico può essere richiesto attraverso diversi canali. Il primo è quello telematico, utilizzando i servizi online dell’Agenzia delle Entrate. Accedendo all’area riservata tramite SPID, carta d’identità elettronica o carta nazionale dei servizi, è possibile consultare alcuni dati catastali e richiedere determinati documenti.

Non sempre però l’elaborato planimetrico è disponibile direttamente online per tutti gli immobili. In questi casi è possibile richiederlo presso gli uffici provinciali – Territorio dell’Agenzia delle Entrate oppure tramite professionisti abilitati come geometri, architetti o ingegneri.

Per effettuare la richiesta è necessario conoscere i principali dati catastali dell’immobile, come foglio, particella e subalterno. Queste informazioni sono normalmente presenti nella visura catastale e permettono di individuare con precisione il fabbricato di interesse.

L’accesso a questo documento è generalmente consentito ai proprietari dell’immobile, ai tecnici delegati o a soggetti che dimostrino un interesse legittimo.

Quanto costa richiedere un elaborato planimetrico

Il costo dell’elaborato planimetrico può variare in base alla modalità con cui viene richiesto. A differenza della visura catastale, che in alcuni casi può essere gratuita per i proprietari, questo documento è solitamente soggetto al pagamento di tributi catastali.

Se la richiesta viene effettuata direttamente presso l’Agenzia delle Entrate, il costo è generalmente contenuto e stabilito dalle tariffe previste dalla normativa. Tuttavia, se ci si rivolge a un professionista tecnico per ottenere il documento o per effettuare verifiche più approfondite, al costo dei tributi catastali si aggiunge anche il compenso per il servizio. In questi casi il prezzo finale può variare in base alla complessità dell’immobile, all’urgenza della richiesta e ad eventuali attività di consulenza tecnica associate.

Affidarsi a professionisti esperti nel settore edilizio e catastale può comunque essere la scelta più sicura, soprattutto quando l’elaborato planimetrico viene utilizzato per compravendite immobiliari, pratiche edilizie o verifiche urbanistiche.

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Global, ditta attiva in Sardegna nel settore della manutenzione edilizia e dotata di certificazioni UNI EN ISO 9001:2015, UNI EN ISO 14001:2015 e l’attestazione SOA, mette a disposizione la propria esperienza per la costruzione e ristrutturazione di edifici per enti pubblici, imprese e privati cittadini. Per chi deve affrontare interventi edilizi, ristrutturazioni o verifiche tecniche su un immobile, avere una lettura corretta della documentazione catastale è infatti fondamentale per evitare problemi amministrativi o legali. Per questo motivo, imprese edili qualificate e tecnici specializzati possono affiancare il proprietario nella gestione delle pratiche e nella corretta interpretazione dei dati catastali.

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Ristrutturazione edilizia

Ristrutturazioni complesse: come recuperare centimetri preziosi in casa e migliorare davvero la vivibilità degli spazi

Quando si affronta una ristrutturazione complessa, uno degli aspetti più delicati riguarda la gestione dello spazio. Questo vale in modo particolare negli appartamenti costruiti diversi decenni fa, nelle abitazioni con una distribuzione interna ormai superata oppure negli immobili di metratura contenuta, dove ogni scelta progettuale può incidere in modo concreto sul comfort abitativo. Recuperare centimetri preziosi non significa semplicemente cercare di “far stare più cose” in casa, ma ripensare l’organizzazione degli ambienti in maniera tecnica, funzionale e coerente con le esigenze di chi li vive ogni giorno.

Nelle case datate capita spesso di imbattersi in corridoi troppo lunghi, disimpegni poco utili, pareti irregolari, nicchie lasciate inutilizzate, rientranze difficili da arredare e volumi tecnici che spezzano la continuità degli spazi. In molti casi, inoltre, la presenza di impianti obsoleti, murature stratificate nel tempo e vincoli strutturali rende l’intervento più complesso e richiede una progettazione attenta, capace di coniugare esigenze estetiche, funzionali e costruttive. Proprio per questo, nelle ristrutturazioni complesse, il recupero dello spazio deve essere affrontato con una visione d’insieme, evitando soluzioni improvvisate e privilegiando invece un approccio professionale e integrato.

Distribuzione interna degli spazi

Uno dei primi aspetti da valutare riguarda la distribuzione interna dell’immobile. Molte abitazioni presentano una pianta pensata per modelli abitativi ormai superati, con una netta separazione tra gli ambienti e una presenza eccessiva di superfici di passaggio che sottraggono spazio utile senza offrire reali vantaggi. Intervenire su questi elementi può fare una grande differenza. Ridurre un corridoio sovradimensionato, ripensare l’accesso alle stanze, accorpare alcune zone filtro alla zona giorno o ridistribuire i tramezzi interni permette di recuperare centimetri che, una volta restituiti agli ambienti principali, diventano immediatamente percepibili nella vita quotidiana.

In questo senso, il recupero dello spazio non è soltanto una questione numerica o metrica. È soprattutto una questione di qualità progettuale. Un ambiente ben proporzionato, più libero da ostacoli visivi e più fluido nei collegamenti interni, appare più ampio, più luminoso e più funzionale anche quando la metratura complessiva resta invariata. È proprio qui che entra in gioco la competenza di un’impresa edile qualificata, capace di leggere i limiti dell’immobile e trasformarli in opportunità attraverso interventi mirati e soluzioni tecniche evolute.

In molte ristrutturazioni, ad esempio, una delle criticità principali è rappresentata dallo spreco di spazio generato da elementi costruttivi apparentemente secondari. Le porte tradizionali, con stipiti, coprifili e aperture a battente, possono incidere in modo significativo sulla percezione complessiva degli ambienti e sulla libertà di arredo. La scelta di sistemi più integrati, dal punto di vista sia estetico sia funzionale, consente di alleggerire le superfici e di ottenere una maggiore continuità visiva tra le pareti. In immobili piccoli o articolati, eliminare le interruzioni superflue contribuisce a restituire ordine e pulizia architettonica, valorizzando l’insieme e rendendo gli spazi più armonici.

Gestione degli ambienti di servizio

Allo stesso modo, la gestione degli ambienti di servizio gioca un ruolo centrale. Ripostigli, lavanderie, dispense, vani tecnici e piccoli locali accessori sono indispensabili per la funzionalità della casa, ma se progettati male rischiano di frammentare ulteriormente lo spazio e di appesantire l’impatto visivo degli interni. Una ristrutturazione ben studiata deve invece trovare il giusto equilibrio tra necessità pratiche e qualità estetica, integrando questi elementi nel progetto complessivo e riducendo al minimo il loro ingombro percettivo. Nelle abitazioni moderne, la continuità delle superfici e la razionalizzazione dei passaggi diventano infatti strumenti fondamentali per migliorare il comfort e la leggibilità degli spazi.

Attenzione agli spessori tecnici

Un altro fronte decisivo riguarda l’utilizzo delle murature e degli spessori tecnici. Nelle ristrutturazioni complesse, soprattutto quando si interviene su edifici esistenti, è spesso possibile recuperare spazio attraverso una progettazione più intelligente dei volumi interni. Nicchie, spallette, controsoffitti, contropareti e rientranze possono essere trasformati in occasioni per integrare contenitori, vani tecnici, armadiature o superfici attrezzate, evitando di ricorrere a mobili standard che spesso risultano troppo profondi, sproporzionati o invasivi. L’arredo su misura, quando è studiato in dialogo con la struttura dell’immobile, permette di sfruttare ogni centimetro in modo preciso e ordinato, migliorando sia la capacità contenitiva sia la pulizia formale degli ambienti.

Questo approccio è particolarmente utile in camere da letto, ingressi, corridoi e zone giorno di piccole dimensioni, dove anche pochi centimetri recuperati possono incidere notevolmente sulla libertà di movimento e sulla percezione generale dello spazio. Un armadio a tutta altezza inserito in una nicchia, una libreria incassata, un mobile tecnico integrato in una controparete o una parete attrezzata progettata su misura consentono di liberare superfici calpestabili e di evitare la sensazione di sovraccarico tipica di molte abitazioni ristrutturate senza una regia progettuale adeguata.

Scelta di materiali salvaspazio

Anche la scelta dei materiali e delle tecnologie costruttive incide in maniera importante sul risultato finale. Soluzioni leggere e a secco, rivestimenti sottili, sistemi di isolamento performanti ma poco invasivi e finiture studiate per non appesantire gli spessori rappresentano oggi un vantaggio concreto in molte ristrutturazioni. Ridurre gli spessori superflui senza compromettere la solidità delle opere, l’isolamento termoacustico o la durabilità dell’intervento richiede competenza esecutiva, conoscenza dei materiali e capacità di coordinamento tra impresa, progettisti e maestranze specializzate.

Recuperare spazio con gli impianti giusti

Nelle ristrutturazioni più complesse, inoltre, il recupero dei centimetri preziosi non può essere separato da una corretta valutazione impiantistica. Spesso gli impianti esistenti condizionano pesantemente la distribuzione interna, imponendo soluzioni poco efficienti o ingombranti. Ripensare la posizione degli scarichi, ottimizzare i tracciati, integrare canalizzazioni e predisposizioni in modo ordinato consente di recuperare spazio e, al tempo stesso, di migliorare le prestazioni complessive dell’abitazione. Una casa ristrutturata bene non deve soltanto apparire più ampia: deve funzionare meglio, essere più comoda da vivere e più efficiente dal punto di vista tecnico.

Una questione di qualità della vita

È proprio questa la differenza tra un semplice rifacimento estetico e una vera riqualificazione edilizia. Recuperare centimetri preziosi significa intervenire sulla qualità dell’abitare. Significa rendere una casa più logica, più scorrevole, più adatta alle esigenze contemporanee. Significa trasformare spazi disordinati o penalizzati da una vecchia distribuzione in ambienti equilibrati, luminosi e pienamente sfruttabili. In questo processo, il ruolo dell’impresa edile è determinante, perché serve un interlocutore capace non solo di eseguire i lavori, ma anche di individuare soluzioni concrete, coordinare le lavorazioni e affrontare con metodo tutte le criticità del cantiere.

Per questo, quando si affrontano ristrutturazioni complesse in Sardegna, è fondamentale affidarsi a un’impresa strutturata, in grado di operare con competenza su edifici esistenti, interventi di redistribuzione interna, opere murarie, impiantistica e finiture. La capacità di leggere correttamente gli spazi, ottimizzare ogni dettaglio e trasformare i vincoli in opportunità è ciò che consente di ottenere risultati realmente efficaci e duraturi.

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