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Come ristrutturare il camino: idee e consigli per l’angolo più romantico della casa

Il camino negli ultimi anni si è trasformato in un vero e proprio elemento d’arredo in grado di dare stile e personalità alla stanza in cui si trova. Utile per riscaldare una stanza (o una casa, con l’ausilio di una caldaia), laddove è utilizzato quotidianamente diventa il centro della vita familiare e perché no, teatro delle migliori grigliate casalinghe.

Solitamente abbinato alle case con un arredamento rustico, amatissimo in Sardegna, il camino può diventare un elemento che si integra alla perfezione anche alle case più moderne. Se avete voglia di ristrutturare un vecchio camino conservando il suo fascino, ma rendendolo moderno, è ora di pensare ad un restyling. Inoltre i camini sono considerati idonei come impianti termici e valgono ai fini dell’accesso al Super Ecobonus 110%.

Regola numero uno: efficienza

I camini sono affascinanti ma spesso vengono lasciati spenti perché danno qualche problema di troppo rispetto ad altri sistemi moderni e più pratici. Spesso il problema è una canna fumaria che non assicura un buon tiraggio, riempiendo la stanza di fastidioso fumo. Una bocca troppo ampia o troppo piccola, l’altezza del camino “scomoda” per le nostre esigenze: tutti problemi che ne scoraggiano l’utilizzo. Anche i materiali con cui viene realizzato la struttura sono importanti, ad esempio la qualità dei mattoni refrattari, che possono usurarsi dopo decenni di accensioni. In questi casi è importante contattare una ditta competente e studiare la ristrutturazione del nostro camino.

Solo legna? No, affatto!

Quando si pensa di ristrutturare un camino, la prima scelta è quella del combustibile che lo alimenterà. Il tradizionale camino a legna ha un fascino senza tempo, ma comporta una gestione impegnativa, soprattutto se non si passa molto tempo dentro casa e si ha bisogno di soluzioni in grado di generare calore diffuso in tempi rapidi. In questo caso si può decidere di passare a un termocamino alimentato a pellet, che assicura il massimo rendimento, oppure scegliere un camino al bioetanolo che non richiede la canna fumaria (e che è molto scenografico, ma poco efficiente).

Nuovo camino, nuovo rivestimento 

A questo punto arriva il momento di dedicarsi al design e optare per un rivestimento adatto allo stile della casa o dell’ambiente in cui il caminetto andrà ad inserirsi. Le alternative sono diverse, come:

  • Camino in legno: il legno ha un fascino senza tempo. Utilizzare un rivestimento in legno per il camino, conferisce calore all’ambiente e un aspetto moderno.
  • Camino in mattoni: l’ideale per chi ha un budget basso o non ha un’idea chiara sul colore della stanza. Basterà semplicemente dipingere i mattoni per ottenere un elemento d’arredo totalmente differente, in poco tempo e con pochissimo sforzo.
  • Camino in pietra: un materiale che permette di dare al camino un design accattivante in base al taglio. Le pietre squadrate sono perfette per ricreare, magari in salotto, la tipica atmosfera da baita. Pietre bianche e piatte invece permettono di ottenere un aspetto più minimal.
  • Camino in pietra ricostruita: opzione è valida se volete rinnovare il camino senza spendere troppo. La pietra ricostruita, a differenza di quella naturale, ha un costo più basso ed è facile da applicare perché è molto più leggera.
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Riscaldamento a pavimento: funzionamento, vantaggi e costi

Il riscaldamento a pavimento è una soluzione particolarmente richiesta perché consente di fare a meno dei classici termosifoni da parete o di altri impianti di riscaldamento (stufe, termocamini, splitter, etc) che occupano spazio e metri quadri preziosi, specie negli appartamenti più piccoli. Con questo tipo di riscaldamento si può ottenere una maggiore superficie vivibile in cui posizionare l’arredamento oppure per evitare “elementi di disturbo” al look della nostra abitazione.

Perché scegliere il riscaldamento a pavimento?

Questo tipo di impianto funziona a basse temperature, per questo il consumo energetico è molto basso rispetto ai sistemi tradizionali. Anche dal punto di vista ambientale, tema molto sentito negli ultimi anni, è vantaggioso per ridurre le emissioni di CO2.

Inoltre il riscaldamento a pavimento si installa uniformemente sotto le pianelle di una stanza (diversamente dai radiatori che solitamente si installano sotto alle finestre), consentendo di  distribuire il calore in modo uniforme in tutta lo spazio. Inoltre, se si ha già in mente la disposizione dell’arredamento, si possono escludere a priori aree che sappiamo saranno occupate da mobili o elettrodomestici, per risparmiare ulteriormente.

Vantaggi del riscaldamento a pavimento

Come anticipato, la distribuzione del calore in modo uniforme in ogni stanza è sicuramente il vantaggio principale rispetto a quanto faccia un singolo radiatore o una stufa, che creano differenze di temperatura tra zone diverse delle stanze o della casa. Il funzionamento a basse temperature poi riduce notevolmente il costo in bolletta. Essendo installato in maniera “invisibile” permette l’installazione con ogni tipo di pavimentazione (pietra, parquet, piastrelle e anche moquette) e di salvaguardare il design della casa, eliminando gli antiestetici radiatori e/o unità esterne.

Bisogna però ricordare che questo tipo di riscaldamento – proprio a causa delle basse temperature – entra a pieno regime più lentamente rispetto alle alternative: per questo è consigliabile programmare (con un timer) le accensioni e gli spegnimenti durante le ore della giornata in cui si è presenti in casa.

Tipi di riscaldamento a pavimento: umido o a secco

Esistono due tipi di riscaldamento a pavimento: quello ad acqua (umido) e quello elettrico (a secco). Il primo utilizza delle particolari tubature sottili flessibili (senza giunzioni) per creare una serpentina in cui scorre acqua calda alimentata da una caldaia. Il riscaldamento elettrico invece riscalda i pavimenti tramite cavi montati sotto la sua superficie. I cavi possono essere a filo sciolto, a stuoia e a tappetino in lamina.

Qual è la temperatura del riscaldamento a pavimento?

La risposta a questa domanda non è univoca: può variare in base alla casa e alla temperatura desiderata dagli inquilini. Un buon compromesso è quello di regolare la temperatura a circa 21-22°C per le zone giorno e 18-19°C per le camere da letto.

Quanto costa il riscaldamento a pavimento?

I prezzi per l’istallazione di questa tipologia di riscaldamento dipendono da svariati fattori. Il costo è decisamente più basso se si sta costruendo una nuova casa ex novo. I prezzi della manodopera edile salgono quando si installa il riscaldamento a pavimento in una casa esistente, perché si deve asportare la vecchia superficie piastrellata e, dopo aver creato l’impianto radiante, coprirla di nuovo.

Il prezzo varia naturalmente anche in base alla superficie: ad esempio se è presente in un’unica stanza, oppure se l’appartamento si trova è al piano terra o distante alla caldaia. Generalmente un impianto ad acqua è più costoso rispetto ad un impianto elettrico, anche se quest’ultimo è difficile da gestire poiché i prezzi al consumo dell’energia sono fino a 3 o 4 volte più alti.

I prezzi sono molto variabili, quindi. Possono partire dai 30 euro al mq per le soluzioni più economiche, fino ad arrivare ai 110 euro al mq. Il prezzo medio oscilla dai 70 ai 90 euro al mq, iva esclusa.

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