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Abbattimento delle barriere architettoniche: tutti i bonus validi nel 2022

Per i lavori relativi all’abbattimento delle barriere architettoniche è possibile beneficiare di due tipologie di incentivi statali, mutuamente esclusivi tra loro. Si tratta del o Bonus Barriere Architettoniche 2022, valido fino al 31 dicembre, che è dedicato esclusivamente a questa tipologia di interventi e concede un’aliquota pari al 75% e l’ormai famoso Superbonus 110%.

Nel caso del Superbonus, l’Agenzia delle Entrate con la risposta ad interpello n. 292 del 23 maggio 2022 ha chiarito che quando si parla di interventi volti alle barriere architettoniche, si applica il cosiddetto “criterio di cassa”, che tiene conto solo delle date dei pagamenti, a prescindere da quando si eseguono effettivamente gli interventi. Dunque in riferimento a interventi trainati di abbattimento di barriere architettoniche, iniziati precedentemente e da concludersi nel 2022, si potrà usufruire del Superbonus 110%, tenendo conto del limite di spesa pari a 96.000 euro comprensivo delle spese sostenute fino a tutto il 2022.

In alternativa, se non è possibile usufruire del più conveniente Superbonus (i due incentivi, chiaramente, non possono essere cumulati) si può comunque accedere al Bonus Barriere Architettoniche al 75% per tutte le spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2022, con limite di spesa pari a 50.000 euro.

Rientrano in questo bonus, e possono essere portate in detrazione con aliquota al 75%, le spese sostenute per la realizzazione degli interventi:

  1. Mirati all’automazione degli impianti negli edifici condominiali e nelle singole unità immobiliari, al fine sempre di abbattere le barriere architettoniche;
  2. Legati alla sostituzione di un impianto, per i quali rientrano tra le spese agevolabili esclusivamente quelle relative alla bonifica e allo smaltimento del vecchio impianto e dei relativi materiali.

Affinché le spese siano considerate valide ai fini del Bonus Barriere è necessario che vengano rispettati i requisiti di progettazione di cui al Decreto Ministeriale n. 236 del 14 giugno 1989, in riferimento al rispetto dei principi di “accessibilità”, “visitabilità” e “adattabilità” definiti all’Allegato A dello stesso decreto.

 

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Che differenza c’è tra terrazzo e lastrico solare?

Una domanda che ci capita di sentire spesso e la cui risposta sembra semplice, è “ma che differenza c’è tra terrazzo e lastrico solare?”. La differenza in effetti è definita da piccoli dettagli, dal punto di vista prettamente strutturale, mentre a livello giuridico e normativo la distanza è ben più ampia.

Cerchiamo di approfondire meglio la questione. Per lastrico solare si indica solitamente una superficie piana e calpestabile sita nella parte superiore di un edificio che svolge semplicemente la funzione di copertura. Se quest’area calpestabile è invece circondata da ringhiere o parapetti che consentano l’affaccio senza rischi alle persone che vi hanno accesso, allora la superficie prende il nome di terrazzo.

I lastrici solari nei condomini, come qualsiasi copertura, sono a servizio comune di tutti i proprietari. Le terrazze invece sono generalmente accessibili, ad uso esclusivo, dai proprietari degli appartamenti collegati.

A disposizione dei proprietari di terrazzo o di lastrico solare esistono vari bonus, come il Bonus Verde, qualora si voglia creare un orto urbano o un’area verde con manto erboso. L’agevolazione fiscale, confermata dalla Legge di Bilancio fino al 2024, rimborsa fino al 36% gli oneri inerenti la realizzazione del giardino di casa o del condominio. Oppure, la superficie calpestabile si presta bene all’installazione di pannelli fotovoltaici da collegare a un impianto per la generazione di energia elettrica: un investimento che può rivelarsi molto vantaggioso, considerando il continuo aumento dei costi delle bollette di gas e luce.

Se devi ristrutturare il tuo terrazzo o il tuo lastrico solare in Sardegna, contattaci per un preventivo.

 

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Cappotto termico: cos’è e com’è fatto e perché conviene il rivestimento esterno di un edificio

Il cappotto termico esterno è diventato un argomento molto dibattuto in quanto realizzabile, sia in sede di ristrutturazione che di nuova costruzione, usufruendo dei bonus statali per l’efficientamento energetico.

Come dice il nome stesso, si tratta di un’opera edile in grado di isolare l’edificio dall’ambiente esterno, allo scopo di avere una casa più fresca d’estate e più calda d’inverno, garantendo allo stesso tempo un’ottimizzazione e un efficientamento energetico che si traducono, infine, in un notevole risparmio nella bolletta elettrica e del gas.

Descrizione delle lastre del cappotto termico

Il cappotto termico esterno è composto da lastre, affiancate e posate come “piastrelle” sulle pareti esterne di un edificio. Ogni lastra è composta da più strati di materiali isolanti, che possono essere biologici o sintetici. I materiali biologici più utilizzati per creare il cappotto termico sono la fibra di legno, la fibra di vetro, il sughero e la lana di roccia.  Tra i materiali sintetici annoveriamo il poliuretano estruso, il poliuretano espanso e il PVC.

I materiali sintetici hanno solitamente un costo minore ma anche una resa minore rispetto a quelli naturali: oltre all’isolamento termico, infatti, bisogna valutarne anche il più rapido degrado nel tempo e l’isolamento acustico inferiore rispetto alle fibre naturali.

La posa del cappotto termico esterno

È importante che la posa dei pannelli isolanti venga eseguita da personale esperto e abilitato, sia per rispettare le normative (in particolare le indicazioni poste dalla certificazione UNI 11716:2018) e poter richiedere i bonus statali, sia per assicurarsi un lavoro a regola d’arte (ed evitare spiacevoli inconvenienti, come risalita di umidità o sbalzi termici). Dalla rasatura dell’intonaco all’incollaggio, dalla distanza tra lastre alla loro tassellatura, fino alla tinteggiatura finale, ogni step deve essere effettuato con la massima cura per assicurare la massima resa termica ed evitare dispersioni di calore.

In conclusione, dotare la propria abitazione di un cappotto termico esterno è un’opportunità da non perdere per chi desidera ottenere un risparmio energetico e abbracciare le politiche di sostenibilità ambientale, oltre a migliorare il comfort abitativo dell’immobile e vedere salire il suo valore sul mercato.

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Bonus idrico: di cosa si tratta, lavori ammessi e scadenze (attenzione alla data del 30 giugno!)

Il bonus idrico è un incentivo statale dedicato a chi decide di effettuare lavori di miglioramento ed efficientamento dell’impianto idrico della propria abitazione. L’incentivo copre ad esempio la sostituzione componenti del bagno o della cucina (rubinetti, sanitari, etc) oppure la sostituzione di vecchie tubazioni con impianti nuovi o moderni apparecchi a ridotto flusso di acqua. Si tratta dunque di una risoluzione per favorire la sostenibilità ambientale e lotta agli sprechi.

L’incentivo consiste in un rimborso fino a 1.000 euro delle spese effettivamente sostenute entro il 31 dicembre 2021 per questo tipo di interventi di efficientamento idrico all’interno di una singola unità immobiliare. Si potrà fare richiesta di rimborso entro il 30 giugno 2022, ultimo giorno disponibile per inoltrare la domanda.

Per beneficiare del bonus idrico, il contribuente deve rendicontare spese relative a:

– fornitura e posa in opera di vasi sanitari in ceramica con volume massimo di scarico uguale o inferiore a 6 litri e relativi sistemi di scarico, comprese opere idrauliche e murarie collegate e lo smontaggio e la dismissione dei sistemi preesistenti;

– fornitura e installazione di rubinetti e miscelatori per bagno e cucina, compresi i dispositivi per il controllo di flusso di acqua con portata uguale o inferiore a 6 litri al minuto, e di soffioni doccia e colonne doccia con valori di portata di acqua uguale o inferiore a 9 litri al minuto, compresi le eventuali opere idrauliche e murarie collegate e lo smontaggio e la dismissione dei sistemi preesistenti.

Come sempre, la parola d’ordine è “tracciabilità” dei pagamenti. Sono infatti esclusi dal rimborso i pagamenti effettuati in contanti: tutte le transazioni di denaro, sia relative all’acquisto degli impianti che dei lavori murari o idraulici, dovranno essere effettuati esclusivamente tramite “bonifico parlante” in ottemperanza del D.M. 395/2021, art. 4, comma 8.

Sono considerati validi anche gli acquisti online di materiali, purché si possa presentare una fattura elettronica opportunamente descrittiva del bene fornito e la documentazione delle specifiche tecniche del prodotto.

Bonu idrico prorogato fino al 2023

Chi invece ancora non ha effettuato alcun tipo di lavoro, grazie alla Legge di Bilancio L. 234/2021 può beneficiare della proroga di questo incentivo fino al 2023: saranno quindi rimborsabili anche i lavori effettuati durante tutto il 2022.

Attenzione, però: è meglio non aspettare l’ultimo momento per fare richiesta. Nell’ultima Legge di Bilancio è stata prevista una notevole riduzione della disponibilità finanziaria che passa dai 5 milioni di euro previsti per il 2021/2022 a solo 1,5 milioni di euro per il 2023. Il bonus infatti sarà disponibile fino ad eventuale esaurimento dei fondi: in questo caso vige la regola dell’ordine di presentazione della domanda. Quindi, ove possibile, meglio accelerare i tempi!

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Bonus Verde 2022: ristrutturare i giardini ora è più conveniente

Insieme a tutte le agevolazioni per la ristrutturazione degli immobili, anche il Bonus Verde è stato confermato dalla Legge di Bilancio fino al 2024. Di cosa si tratta? Come si intuisce dal nome, il Bonus Verde è una detrazione fiscale riconosciuta per oneri inerenti la realizzazione del giardino di casa o del condominio.

Come specificato nel sito dell’Agenzia delle Entrate, il bonus consiste in una detrazione Irpef sulle spese effettuate per gli interventi di:

  • realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili;
  • sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici costruiti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione pozzi;
  • progettazione e manutenzione, se collegate allo svolgimento di questi interventi.

L’agevolazione non è invece prevista per le spese di manutenzione ordinaria periodica dei giardini già presenti, se non collegata ad un intervento innovativo o modificativo.

Bonus Verde 2022, tutte le cifre

La detrazione ammissibile è pari al 36% delle spese sostenute per un importo massimo di 5.000 euro per unità immobiliare a uso abitativo. La detrazione fiscale deve essere suddivisa in 10 quote annuali di pari valore da riportare in dichiarazione dei redditi (730 o Redditi persone fisiche). Per il Bonus Verde non è consentito lo sconto in fattura né la cessione del credito. Il pagamento delle spese essere tracciabile e i documenti di pertinenza del bonus verde devono essere conservati per 10 anni per consentire eventuali controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Bonus Verde 2022, chi può beneficiarne?

Come menzionato sul sito dell’Agenzia delle Entrate, possono accedere all’agevolazione tutti i contribuenti che possiedono o detengono, sulla scorta di un titolo idoneo, l’immobile su cui sono compiuti gli interventi e che hanno pagato le collegate spese.

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Bonus facciate, come funziona? Le novità introdotte dalla proroga a tutto il 2022

Tutto quello che devi sapere sul bonus facciate 2022. La buona notizia è che l’agevolazione è stata prorogata con la legge di bilancio 2022, ma la cattiva notizia è che la detrazione scende dal 90% al 60%.  Scopriamo insieme come funziona il bonus facciate 2022 e come ottenerlo in vista dei lavori di ristrutturazione della propria abitazione.

Bonus facciate 2022: le spese ammissibili

Secondo la definizione dell’Agenzia delle Entrate, il bonus facciate 2022 è una detrazione del 60% per interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti, di qualsiasi categoria catastale, compresi gli immobili strumentali. Gli edifici devono trovarsi nelle zone A e B, individuate dal decreto ministeriale n. 1444/1968, o in zone a queste assimilabili in base alla normativa regionale e ai regolamenti edilizi comunali.

Il bonus facciate 2022 comprende tutti gli interventi sulle

  • strutture opache della facciata,
  • su balconi o su ornamenti e fregi, compresi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna.
  • Il bonus non spetta, invece, per gli interventi effettuati sulle facciate interne dell’edificio, se non visibili dalla strada o da suolo ad uso pubblico.

Bonus facciate 2022: a chi spetta?

Possono usufruire del bonus facciate 2022 tutti i contribuenti, residenti e non residenti nel territorio italiano, soggetti Irpef e soggetti passivi Ires, che possiedono a qualsiasi titolo l’immobile oggetto di intervento.

Possono dunque fruire dell’agevolazione:

  • le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni
  • gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale
  • le società semplici
  • le associazioni tra professionisti
  • i contribuenti che conseguono reddito d’impresa (persone fisiche, società di persone, società di capitali).

La detrazione non spetta a chi possiede esclusivamente redditi assoggettati a tassazione separata o a imposta sostitutiva.

Cessione del credito e sconto in fattura

Come ormai siamo stati abituati dalle ultime leggi di bilancio, i contribuenti hanno diversi modi per ammortizzare le spese.  Il Bonus Facciate 2022 ammette la scelta delle opzioni alternative alla detrazione, ovvero la detrazione diretta, la cessione del credito e lo sconto in fattura.

Detrazione diretta

Il sistema classico è la detrazione diretta con la Dichiarazione dei Redditi, con ripartizione di 10 quote di pari importo per 10 anni.

Cessione del credito

Si può anche scegliere di cedere il credito d’imposta, corrispondente alla detrazione spettante, ad altri soggetti, che hanno la facoltà di effettuare successive cessioni. La cessione può essere disposta in favore di fornitori di beni e servizi necessari alla realizzazione degli interventi, altri soggetti (persone fisiche, anche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti) oppure istituti di credito e intermediari finanziari.

Sconto in fattura

Questa interessante opzione non è altro che uno sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato l’intervento agevolato. È pari alla detrazione dall’imposta lorda spettante per gli interventi di recupero o restauro della facciata di edifici esistenti e può arrivare fino a un importo massimo pari al corrispettivo dovuto.

Il fornitore, a sua volta, recupera il contributo anticipato come credito d’imposta, di importo pari alla detrazione spettante, e lo può cedere ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli intermediari finanziari.

Bonus facciate: documentazione necessaria

La legge di bilancio 2022  ha introdotto l’obbligo per chi sceglie lo sconto in fattura o la cessione del credito di presentare il visto di conformità e l’asseverazione tecnica di congruità delle spese.

I documenti da conservare, nel caso vengano richiesti successivamente per eventuali controlli sono:

  • Fatture relative alle spese sostenute per la realizzazione degli interventi;
  • Ricevute dei bonifici relativi ai pagamenti;
  • Titolo abilitativo in base alla tipologia di interventi da effettuare. Se l’intervento non necessita di autorizzazioni edilizie, si dovrà comunque possedere una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà in cui il tecnico abilitato assevera la congruità di lavori e spese, e in cui dev’essere indicata la data di inizio lavori;
  • Copia della richiesta di accatastamento dell’immobile, qualora la registrazione al Catasto fosse ancora in fase di approvazione;
  • Ricevute di pagamento dei tributi locali sugli immobili, se dovuti;
  • Copia della delibera assembleare e copia della tabella millesimale di ripartizione delle spese, qualora gli interventi abbiano interessato le parti comuni di un edificio condominiale;
  • Dichiarazione di consenso agli interventi da parte del proprietario dell’immobile, qualora a sostenere le spese e a richiedere il beneficio sia il detentore o i familiari conviventi del proprietario/detentore;
  • Copia del visto di conformità, se si accede al bonus tramite sconto in fattura o cessione del credito.
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Tettoie, pergolati e verande: tutto quello che c’è da sapere

Tettoie, pergolati e verande vengono considerati accessori edilizi minori. In realtà, soprattutto negli ultimi anni, questi accessori rientrano tra le strutture statisticamente più richieste dai privati, poiché consentono di sfruttare e vivere al meglio alcune aree , ottimizzando gli spazi ed estendendo la metratura “vivibile” della casa.

Ma che differenza c’è tra questi elementi edili? Si può procedere liberamente alla loro installazione? Occorrono permessi particolari? Scopriamolo insieme in questo articolo.

Differenza tra tettoia e pergolato

La differenza le due opere consiste nel fatto che il pergolato è generalmente una struttura ornamentale, in legno o altro materiale leggero, aperta nei lati esterni e nella parte superiore e ha la funzione principale di regalare una zona d’ombra; invece una tettoia, per definizione, può essere utilizzata come riparo di beni materiali da sole e pioggia.

Dal punto di vista normativo la differenza è marcata. Il pergolato viene ricompreso nel glossario dell’edilizia libera, non necessitante di titoli abilitativi, mentre una tettoia è vincolata al rilascio di una concessione edilizia.

La veranda

La veranda è definita come un locale chiuso su tutti i lati da superfici vetrate con elementi trasparenti e impermeabili, parzialmente o totalmente removibili. Le verande determinano quindi un aumento di volumetria e una modifica del prospetto dell’edificio: per questo la realizzazione di una veranda è anch’essa vincolata al rilascio di una concessione edilizia.

Se la copertura è di minima entità, ad esempio necessaria a contenere un impianto tecnico (ad esempio il riparo per una caldaia installata all’esterno), non è necessario alcun permesso e si rientra nel glossario dell’edilizia libera.

In caso di dubbio, comunque, è sempre consigliabile rivolgersi ad un tecnico specializzato prima di iniziare i lavori.

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Ristrutturare casa: come prepararsi per evitare sorprese

Ristrutturare casa: come prepararsi per evitare sorprese

Programmare i lavori di ristrutturazione della propria casa è uno snodo cruciale della vita e richiede un grande dispendio di energie e di risorse. Si tratta infatti di un investimento importante. Per questo è necessario pianificare i lavori con attenzione, in modo da evitare sorprese, ma stando comunque pronti agli inevitabili imprevisti che troveremo sul nostro cammino.

Niente paura, però: la ristrutturazione può anche essere divertente, se vi piacciono le sfide. Dall’organizzazione degli spazi per la famiglia sino alle idee creative per il relax e il tempo libero, avrete sicuramente occasione per trasformare in solide realtà le vostre idee.

in questo articolo vi proponiamo una piccola guida per aiutarvi a programmare i lavori di ristrutturazione affrontando al meglio le varie difficoltà.

Il primo passo: riordinare le idee

Innanzitutto occorre stilare una lista delle proprie esigenze abitative. Serve una cucina più grande? Oppure un salone per le cene con gli amici? O magari un piccolo studio silenzioso per lo smartworking? O magari il doppio servizio, per le famiglie più numerose?

Una volta fissate le necessità di chi andrà ad abitare nella casa nuova, bisogna mettere nero su bianco le nostre idee. La strada per far combaciare sogni e realtà passa inevitabilmente per una copia della planimetria catastale dell’appartamento, insieme ad una matita e a un po’ di pazienza: non troveremo subito la soluzione perfetta, quindi diamo spazio alla fantasia e proviamo a mescolare le carte!

In alternativa si può anche affidare tutto a un consulente esperto: anche in tal caso, però, è consigliabile fornire una lista dettagliata delle vostre necessità: penserà il professionista a ottimizzare gli spazi in base alle vostre richieste.

Secondo passo: rivolgersi a un professionista

A meno che i vostri progetti non prevedano una semplice manutenzione ordinaria, è obbligatorio per legge rivolgersi a dei professionisti. Nel cantiere avremo modo di apprezzare la presenza di un progettista e di un direttore dei lavori (che possono anche essere la stessa persona), che ci saranno di sicuro aiuto nel realizzare i lavori a regola d’arte.

Sarà dunque necessario affidarsi a un geometra, un ingegnere o un architetto per presentare il nuovo progetto al Comune e per adempiere a tutta una serie di oneri burocratici che saremo ben lieti di deputare ad altri: durante la ristrutturazione avremo tantissime cose a cui pensare, per cui la parola d’ordine sarà “delegare” ove possibile!

Senza dimenticare che per poter effettuare i nostri lavori, sarà necessario ottenere le autorizzazioni edilizie, pianificare le fasi di lavoro, vigilare sull’esecuzione delle opere, gestire gli aspetti legati alla sicurezza degli operai, limitare danni e tempi di realizzazione. Si tratta di attività che possono essere gestite solo con la dovuta preparazione.

Terzo passo: scegliere l’impresa edile

Anche nell’epoca del digitale, dei social network e del web 3.0 il “passaparola” resta il sistema più diffuso quando si cerca un servizio affidabile (considerando la spesa importante da affrontare, il parere degli amici o dei vicini di casa è sempre il benvenuto). Ma il passaparola non può bastare, bisogna assicurarsi che la ditta a cui affidiamo i nostri soldi (e il nostro futuro) sia un’impresa dotata di tutte le certificazioni e del giusto curriculum.

L’ITP (Idoneità Tecnico Professionale) di un’impresa può essere garantita attraverso una serie di documenti che anche nel caso di una semplice DIA (Denuncia di Inizio Attività) o CIL (Comunicazione di Inizio Lavori) va presentata al competente ufficio comunale. Se poi l’impresa è davvero di qualità, sarà anche dotata di tutte le certificazioni, come la UNI EN ISO 9001:2008, certificazione di qualità che viene conseguita dall’azienda con verifica ispettiva effettuata dall’organismo certificatore KIWA CERMET.

Se poi volete ulteriore garanzia di qualità, si può andare a verificare se l’impresa ha un sito internet contenente il portfolio dei lavoro, o magari una gallery fotografica dei cantieri portati a termine con successo.

Una volta scelta l’impresa migliore sul territorio, incontrerà i vostri tecnici per discutere del progetto e dei lavori da eseguire. Con i tecnici, infatti, l’impresa deve quantificare i costi ristrutturazione casa a partire dal progetto, assumendosi l’incarico della realizzazione.

L’impresa realizzerà e consegnerà al cliente quindi un computo metrico estimativo che stimerà il costo di ristrutturazione della vostra casa. In seconda istanza si passa dall’organizzazione dei lavori e alla gestione degli operai, rendendo operativo il cantiere.

Quanto durano i lavori? Le variabili da tenere in considerazione

I lavori di ristrutturazione, per essere ben fatti richiedono accuratezza, e quindi tempo. Oltre al tempo di lavoro effettivo dei manovali, in un cantiere i tempi sono scanditi da diversi fattori: ad esempio il tempo di asciugatura di un massetto autolivellante o l’asciugatura degli intonaci. Cercare di abbreviare l’attesa può portare problemi, per cui niente fretta! Una buona impresa saprà comunque ottimizzare i lavori in modo da non fermarsi, lavorando ad esempio sugli esterni mentre il massetto asciuga a dovere.

Ad ogni modo, nel contratto con l’impresa, è sempre bene fissare una data di consegna del lavoro e di chiusura del cantiere: avere patti chiari e definiti in ogni parte, vi tutelerà da soprese e da ritardi inattesi.

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Fotovoltaico: col Decreto Bollette semplificazioni per l'installazione di impianti fotovoltaici

Fotovoltaico: col Decreto Bollette in arrivo semplificazioni per l’installazione di impianti fotovoltaici

Negli ultimi mesi il Governo ha varato misure correttive importanti per il settore dell’edilizia. In particolare, l’articolo 9 del Decreto Legge n. 17/2022 (Decreto Bollette) introduce una serie di semplificazioni per l’installazione di impianti fotovoltaici. Il Decreto Bollette apporta infatti importanti novità e agevolazioni per il settore energetico, con alcune disposizioni volte a ridurre i costi per le famiglie italiane e favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili.

Le novità del Decreto Legge n. 17/2022

Con le nuove disposizioni gli interventi per installare pannelli fotovoltaici sono da ritenersi come lavori di manutenzione ordinaria. Una novità importante che comporta un deciso snellimento della burocrazia, dato che per l’installazione di un impianto fotovoltaico non sarà più necessario richiedere alcuna autorizzazione, salvo qualche eccezione. Rimane infatti obbligatorio il rilascio di apposita autorizzazione per gli impianti ricadenti in immobili o zone ritenuti di grande interesse pubblico. In questa fattispecie, infatti, è possibile realizzare gli interventi solo in seguito al permesso dell’ente competente.

I lavori di installazione dei pannelli solari per le case, saranno favoriti da procedure molto più snelle e rapide. In questo modo si potranno contenere i costi delle famiglie e semplificare la “transizione energetica”. Con le nuove disposizioni, gli interventi per installare impianti solari vengono equiparati a quelli di manutenzione ordinaria.

In definitiva e per riepilogare, con il Decreto Legge n. 17/2022:

  • le installazioni di impianti fotovoltaici rientrano tra gli interventi di manutenzione ordinaria e sono da realizzare in edilizia libera, senza vincoli di atti di assenso;
  • l’installazione di pannelli fotovoltaici può essere eseguita anche su manufatti o strutture differenti da edifici (tettoie, pergole, etc.);
  • l’installazione è possibile non soltanto sugli edifici ma anche sulle pertinenze come depositi, tettoie, terrazzi e giardini;
  • gli interventi per installare tali impianti sono possibili con qualsiasi modalità;
  • la semplificazione per il fotovoltaico è applicabile anche per quei tipi di immobili soggetti a vincoli paesaggistici, anche se non per tutti.

Il decreto introduce anche la possibilità, relativamente alle zone industriali, di effettuare interventi per l’installazione di impianti fotovoltaici a copertura fino al 60% delle zone industriali di pertinenza.

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Certificato di idoneità statica: cos’è, quando è necessario, quanto costa

Certificato di idoneità statica: cos’è, quando è necessario, quanto costa

Il certificato di idoneità statica è un documento che stabilisce le condizioni di sicurezza delle strutture portanti di un edificio. Questo certificato è indispensabile quando ci si rivolge al Comune per richiedere la cosiddetta agibilità di un fabbricato (con particolare riferimento a quelli realizzati da più di 50 anni) nei casi un cui non si possa ottenere il certificato di collaudo statico, introdotto in Italia dalla legge numero 1086 nell’anno 1971, oppure per fare richiesta di condono edilizio. Per tutti gli edifici costruiti prima del 1967 questo certificato non è richiesto: non esistevano ancora le normative afferenti alla solidità strutturale.

Com’è composto il certificato di idoneità statica

Lo scopo della certificazione è riuscire ad avere un valore della resistenza dell’edificio per poterlo puoi confrontare con la resistenza prevista nella documentazione effettuata al momento in cui, all’epoca, vennero sviluppati i calcoli progettuali. Questo consente di determinare se l’immobile è ancora sicuro e abitabile.

Il certificato di idoneità statica prevede diversi paragrafi nei quali vengono affrontati specifici aspetti dell’edificio in oggetto. Il primo paragrafo descrive nei dettagli la situazione dell’immobile (ubicazione geografica, metri quadrati calpestabili, servizi, accessi, etc).  Nella seconda parte si affronta l’argomento delle acquisizioni preliminari. Successivamente viene affrontata la tematica dei materiali utilizzati per la costruzione e il loro attuale stato di degrado. Nei paragrafi successivi c’è spazio per le verifiche statiche e le prove di carico su qualsiasi parte dell’edificio, in particolare sui solai e sulle aree calpestabili.

Se tutte le verifiche danno esito positivo, il certificato di idoneità statica confermerà che le fondazioni, le strutture in elevazione, gli orizzontamenti sono in grado di sopportare i carichi e sovraccarichi previsti dalle normative. Quindi l’edificio può essere dichiarato staticamente idoneo.

La validità del documento è fissata a 15 anni dalla data di emissione.

Chi può redigere il certificato di idoneità statica?

Il certificato di idoneità statica può essere redatto da un professionista abilitato (un architetto, un ingegnere edile oppure un ingegnere civile).

Quanto costa il certificato di idoneità statica?

Non c’è un prezzo ben definito perché bisogna far riferimento alla tipologia dell’immobile ma anche e soprattutto alle condizioni in cui si trova, all’estensione in termini di metri quadrati e all’ubicazione geografica. I costi aumentano se sulla struttura devono essere effettuate prove di carico per determinare la resistenza strutturale.

Una stima di massima per una casa indipendente? La spesa si aggira tra i 2000 e i 3000 € senza interventi di approfondimento. Una prova di carico sul solaio è ad esempio un costo aggiuntivo che si aggira attorno ai 1.000 €.

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