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Bonus edilizi 2026: cosa è rimasto davvero operativo tra detrazioni, aliquote e limiti di spesa

Nel 2026 il panorama dei bonus edilizi è profondamente cambiato rispetto agli anni del Superbonus al 110%. Oggi imprese e committenti devono orientarsi in un quadro normativo più restrittivo, con aliquote rimodulate, maggiore selettività negli interventi agevolabili e forti limitazioni su cessione del credito e sconto in fattura.

Per chi sta programmando una ristrutturazione primaverile in Sardegna, è fondamentale comprendere quali agevolazioni siano realmente operative e come applicarle correttamente a condomini e abitazioni unifamiliari.

Detrazioni edilizie attive nel 2026

Nel 2026 risultano operativi principalmente:

Il bonus ristrutturazione, con detrazione ordinaria per interventi di manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia. La detrazione resta ripartita in dieci anni e si applica entro i limiti di spesa previsti per unità immobiliare.

L’ecobonus per interventi di efficientamento energetico, che continua a coprire opere come sostituzione infissi, installazione di caldaie ad alta efficienza, pompe di calore, schermature solari e coibentazioni, con aliquote differenziate a seconda della tipologia di intervento.

Il sismabonus, applicabile agli interventi di miglioramento o adeguamento sismico nelle zone classificate a rischio, con percentuali variabili in base al salto di classe ottenuto.

Rimangono inoltre attivi il bonus mobili collegato a interventi di ristrutturazione e, in ambiti specifici, incentivi legati alla riqualificazione energetica integrata con impianti da fonti rinnovabili.

Aliquote aggiornate e limiti di spesa

Le aliquote nel 2026 sono stabilizzate su percentuali inferiori rispetto al passato. Il bonus ristrutturazione mantiene l’aliquota ordinaria prevista a regime, con un tetto massimo di spesa per unità immobiliare.

L’ecobonus prevede percentuali differenziate in funzione dell’intervento: più elevate per opere che garantiscono un miglioramento energetico significativo e più contenute per interventi puntuali.

Il sismabonus continua a premiare il miglioramento di una o più classi di rischio sismico, con massimali di spesa distinti per unità immobiliare o per edificio condominiale.

Per condomini in Sardegna che intendono intervenire su parti comuni, i limiti di spesa vengono calcolati moltiplicando il massimale per il numero delle unità immobiliari coinvolte, con particolare attenzione alla corretta imputazione delle spese tra i proprietari.

Bonus ristrutturazione 2026: aliquote e limite di spesa

Nel 2026 la detrazione per interventi di recupero del patrimonio edilizio resta agganciata a due aliquote: 50% se l’intervento riguarda unità immobiliare adibita ad abitazione principale (con diritto di proprietà o reale di godimento in capo al contribuente), e 36% negli altri casi.

Il limite massimo di spesa agevolabile è pari a 96.000 euro per unità immobiliare. La detrazione è ripartita in 10 quote annuali.

In termini di “capienza fiscale massima”, significa che nel 2026 la detrazione massima teorica è pari a 48.000 euro (50% di 96.000) per abitazione principale, oppure 34.560 euro (36% di 96.000) negli altri casi.

Per i condomini, sulle parti comuni il ragionamento operativo è: il plafond “si moltiplica” perché il limite è per unità. Quindi, ad esempio, un condominio con 10 unità ha un tetto complessivo di 960.000 euro (10 × 96.000) sulle spese ammissibili, fermo restando che poi la detrazione va imputata ai singoli condomini in base alle tabelle millesimali/criteri deliberati e ai pagamenti tracciati. Il riferimento al limite per unità e alle condizioni 2025-2026 è nella disciplina AE.

Ecobonus 2026: aliquote e massimali (e come leggere i limiti)

Per l’ecobonus nel 2026 la logica delle aliquote segue lo stesso impianto: 36% a regime per le spese 2025-2026, elevata al 50% per gli interventi su abitazione principale (con i requisiti soggettivi previsti).

Sui limiti, è importante chiarire un punto tecnico: per l’ecobonus la normativa storicamente lavora spesso su massimali di detrazione (cioè “quanto al massimo puoi detrarre”), che poi si traducono in un corrispondente “massimale di spesa” che dipende dall’aliquota. ENEA chiarisce proprio che i limiti da 30.000/60.000/100.000 euro sono limiti di detrazione riferiti all’intervento.

In pratica, nel 2026 i massimali più ricorrenti sono questi (riassunti operativi, coerenti con le casistiche più comuni): per molti interventi “puntuali” si ragiona su 30.000 euro di detrazione massima; per molti interventi sull’involucro/serramenti/schermature e collettori solari su 60.000 euro; per alcune casistiche specifiche (es. micro-cogeneratori) su 100.000 euro.

Traducendo i massimali di detrazione in “spesa massima teorica” (utile per preventivi e PEF lavori), nel 2026 ottieni questi valori indicativi:

  • Massimale detrazione 30.000 euro: spesa massima ≈ 60.000 euro con aliquota 50%; spesa massima ≈ 83.333 euro con aliquota 36%.

  • Massimale detrazione 60.000 euro: spesa massima ≈ 120.000 euro con aliquota 50%; spesa massima ≈ 166.667 euro con aliquota 36%.

  • Massimale detrazione 100.000 euro: spesa massima ≈ 200.000 euro con aliquota 50%; spesa massima ≈ 277.778 euro con aliquota 36%.

Questi calcoli sono una traduzione matematica dei limiti di detrazione (spesa = detrazione massima / aliquota) e vanno poi “ri-agganciati” alla tipologia di intervento specifica e ai requisiti tecnici/ENEA. Il quadro dei massimali 30/60/100 è richiamato nelle FAQ ENEA e in riepiloghi tecnici di settore.

Sismabonus 2026: aliquote e limite di spesa

Per il sismabonus, nel 2026 il punto fermo rimane il massimale di 96.000 euro per unità immobiliare (criterio che, nei condomini, si moltiplica per il numero di unità coinvolte). Questo tetto è il riferimento tecnico più stabile nella disciplina.

Quanto alle aliquote 2025-2026, diverse guide di settore (inclusa una guida ANCE) riportano un riallineamento delle percentuali su 50% per abitazione principale e 36% per altri immobili anche per l’ambito sismico ordinario, con il tetto di 96.000 euro per unità.

Operativamente, quindi, nel 2026 la “detrazione massima teorica” sul massimale di 96.000 euro diventa 48.000 euro (se 50%) oppure 34.560 euro (se 36%), sempre ripartita in quote annuali secondo la regola generale.

Differenze tra ristrutturazione, efficientamento energetico e interventi sismici

È essenziale distinguere correttamente le categorie di intervento, poiché ogni bonus ha presupposti tecnici e fiscali differenti.

La ristrutturazione edilizia riguarda opere che modificano o rinnovano parti strutturali e impiantistiche dell’immobile, comprese redistribuzioni interne, rifacimento impianti e interventi sulle parti comuni.

L’efficientamento energetico si concentra sulla riduzione dei consumi attraverso interventi sull’involucro edilizio o sugli impianti termici, con requisiti tecnici certificati e asseverazioni specifiche.

Gli interventi sismici hanno natura strutturale e richiedono valutazioni tecniche approfondite, calcoli strutturali e attestazioni sul miglioramento della classe di rischio.

Confondere queste categorie può comportare errori nella pratica edilizia o nella detrazione fiscale, con possibili contestazioni in fase di controllo.

Cessione del credito e sconto in fattura: criticità nel 2026

Uno dei cambiamenti più rilevanti riguarda la forte limitazione delle opzioni alternative alla detrazione diretta. Nel 2026 la cessione del credito e lo sconto in fattura risultano applicabili solo in casi residuali e ben circoscritti dalla normativa.

Per la maggior parte degli interventi, il contribuente deve sostenere integralmente la spesa e recuperare la detrazione in dichiarazione dei redditi nei dieci anni successivi.

Questo aspetto incide in modo significativo sulla pianificazione finanziaria degli interventi, soprattutto per condomini o proprietari di abitazioni unifamiliari che intendono affrontare lavori di importo rilevante.

Casi pratici in Sardegna: condomini e villette unifamiliari

Nel caso di un condominio in Sardegna che intenda rifare la facciata con contestuale isolamento a cappotto, sarà necessario verificare se l’intervento rientra tra quelli di efficientamento energetico o di manutenzione straordinaria, con conseguente applicazione della corretta aliquota e dei relativi massimali. Occorrerà inoltre predisporre asseverazioni tecniche e pratiche edilizie adeguate.

Per una villetta unifamiliare che prevede rifacimento impianto elettrico, sostituzione infissi e installazione di pompa di calore, sarà possibile combinare bonus ristrutturazione ed ecobonus, rispettando i limiti di spesa distinti e garantendo la tracciabilità dei pagamenti tramite bonifico parlante.

In entrambi i casi, una pianificazione preliminare tecnica e fiscale è determinante per evitare errori e massimizzare il beneficio.

Affidati a Global per un’analisi tecnica preventiva

Nel 2026, i bonus edilizi non sono più strumenti automatici e generalizzati, ma agevolazioni che richiedono competenza tecnica, corretta classificazione dell’intervento e rigorosa gestione documentale.

Affidarsi a un’impresa edile strutturata e certificata come Global, operativa in tutta la Sardegna, significa poter contare su un’analisi preliminare accurata, sulla verifica dei requisiti normativi e sulla corretta esecuzione delle opere, nel rispetto delle prescrizioni tecniche e fiscali. Global è dotata di certificazioni UNI EN ISO 9001:2015, UNI EN ISO 14001:2015 e l’attestazione SOA, e mette a disposizione la propria esperienza per la costruzione e ristrutturazione di edifici per enti pubblici, imprese e privati cittadini. Una valutazione preventiva consente di definire con chiarezza costi, benefici, tempistiche e modalità di recupero delle detrazioni, evitando criticità successive.

Contatti aziendali:
Global Società Cooperativa
Telefono: 070.2348800
Email: info@globalsocietacooperativa.com

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Bonus edilizi 2026: confermate le aliquote al 50% e al 36% per ristrutturazioni ed efficientamento energetico

La Legge di Bilancio 2026 conferma una delle misure più attese dal settore edilizio e dai cittadini che intendono intervenire sui propri immobili: i bonus per ristrutturazioni ed ecobonus resteranno attivi anche per il 2026, mantenendo le aliquote del 50% per la prima casa e del 36% per gli altri immobili. Una proroga che garantisce continuità, stabilità e programmazione sia ai privati sia alle imprese del comparto costruzioni, evitando il rischio di un ridimensionamento delle agevolazioni già previsto dal 1° gennaio 2026.

Grazie a questa decisione, rimane invariato il sistema attuale, che permette ai proprietari di abitazioni principali di beneficiare della detrazione fiscale più alta, mentre per le seconde case continua ad applicarsi la percentuale ridotta. Restano in vigore le due principali forme di agevolazione: il bonus ristrutturazioni previsto dall’art. 16-bis del TUIR e l’ecobonus definito dall’art. 14 del DL 63/2013, entrambi confermati con le medesime condizioni del 2025.

Chi può accedere ai bonus edilizi 2026 e quali sono i requisiti

Per usufruire delle detrazioni al 50% sulla prima casa sarà necessario essere proprietari o titolari di un diritto reale sull’immobile e avere residenza anagrafica nell’abitazione oggetto degli interventi. Per seconde case e immobili non destinati a residenza principale continuerà invece ad applicarsi l’aliquota del 36%.

Il tetto massimo di spesa agevolabile resta fissato a 96.000 euro per ogni unità immobiliare, con detrazione da suddividere in dieci quote annuali di pari importo. Non viene riaperta la possibilità di utilizzare lo sconto in fattura o la cessione del credito, strumenti bloccati dal Decreto Legge 39/2024, salvo per gli interventi già avviati entro il 29 marzo 2024.

Interventi ammessi: dalle ristrutturazioni agli interventi energetici

Le agevolazioni 2026 confermano la copertura per tutte le principali tipologie di lavori edilizi e di efficientamento energetico. Rientrano tra gli interventi agevolabili le opere di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo degli immobili residenziali, così come gli interventi di ristrutturazione edilizia, incluse modifiche interne e ricostruzioni nel rispetto delle caratteristiche originarie.

Sul fronte dell’efficienza energetica viene confermata la possibilità di detrazione per sostituzione di infissi e serramenti, installazione di pompe di calore e sistemi ibridi, caldaie a condensazione ad alta efficienza (con esclusione delle caldaie alimentate esclusivamente da combustibili fossili), oltre a pannelli solari termici e impianti fotovoltaici collegati alla rete elettrica. Rimangono inoltre agevolati gli interventi mirati alla sicurezza statica degli edifici, compresi alcuni interventi antisismici minori, e le opere per l’eliminazione delle barriere architettoniche, incluse installazioni di ascensori e montacarichi.

Sono detraibili anche tutte le spese tecniche correlate, come progettazione, direzione lavori, perizie, asseverazioni e oneri amministrativi. Un aspetto importante, che conferma la volontà del legislatore di sostenere processi edilizi strutturati, conformi alle normative e di qualità.

Un sostegno concreto al settore edilizio e alla sicurezza delle abitazioni

La proroga delle aliquote comporta per lo Stato un impegno economico stimato in circa 1,5 miliardi di euro, ma rappresenta una scelta strategica a favore della stabilità del mercato edilizio, che negli ultimi anni ha vissuto fasi di forte incertezza. Per cittadini e famiglie è invece un’opportunità concreta per migliorare la qualità, la sicurezza e l’efficienza energetica delle abitazioni, programmandosi senza l’urgenza di una scadenza imminente.

Per chi sta pensando di ristrutturare o riqualificare la propria casa nel 2026, questa proroga rappresenta quindi una garanzia importante e una leva economica utile per affrontare investimenti significativi con maggiore serenità.

Affidati a Global: disponibilità, efficienza e competenza in Sardegna

Global, ditta attiva in Sardegna nel settore della manutenzione edilizia e dotata di certificazioni UNI EN ISO 9001:2015, UNI EN ISO 14001:2015 e l’attestazione SOA, mette a disposizione la propria esperienza per la costruzione e ristrutturazione di edifici per enti pubblici, imprese e privati cittadini. Prevenire il degrado, intervenire in modo strutturale e rispettare le responsabilità individuate dalla legge non è solo un obbligo giuridico, ma un investimento sulla sicurezza e sul valore degli immobili.

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Balconi degradati e responsabilità dei proprietari: problema estetico e minaccia per la sicurezza delle persone

Il tema dei balconi degradati è una delle criticità più frequenti nelle case private e negli edifici condominiali, soprattutto in contesti urbani caratterizzati da immobili non di recente costruzione. Crepe, distacchi di intonaco, ferri di armatura esposti e caduta di materiali rappresentano un problema estetico, ma anche una reale minaccia per la sicurezza delle persone e per l’integrità delle abitazioni sottostanti.

Su questo fronte, un importante chiarimento arriva dall’ordinanza del Tribunale di Velletri del 17 novembre 2025, che definisce in modo puntuale responsabilità, obblighi di intervento e ripartizione delle spese. Si tratta di una decisione particolarmente rilevante anche per imprese edili specializzate in manutenzione e messa in sicurezza, come Global, che opera da sempre nel settore della riqualificazione edilizia e degli interventi urgenti su edifici residenziali e condominiali.

La vicenda giudiziaria nasce da un ricorso ex art. 1172 del Codice Civile, il cosiddetto “danno temuto”, promosso dai proprietari di un appartamento che lamentavano sia infiltrazioni provenienti dai balconi sovrastanti sia il pericolo di caduta di materiali. Il Tribunale è stato chiamato a valutare se esistesse un pericolo grave e imminente tale da giustificare un provvedimento urgente. Il giudice ha affrontato il caso distinguendo con chiarezza due profili spesso confusi: le presunte infiltrazioni e il degrado strutturale dei balconi. Una distinzione che si è rivelata decisiva per l’esito del ricorso.

Grazie alla consulenza tecnica d’ufficio (CTU), è stato accertato che le macchie presenti all’interno dell’appartamento non erano riconducibili a infiltrazioni d’acqua provenienti dai balconi soprastanti, ma a un fenomeno di condensa interna, favorito da umidità elevata, scarsa aerazione ed esposizione poco soleggiata. Questo accertamento tecnico ha portato il Tribunale a rigettare la domanda relativa alle infiltrazioni, escludendo qualsiasi nesso causale con lo stato dei balconi.

Diverso, invece, il giudizio sul livello di ammaloramento dei balconi. Il CTU ha riscontrato distacchi di intonaco, deterioramento dei frontalini, ferri di armatura affioranti e condizioni tali da determinare un concreto rischio di caduta di materiali. Un pericolo già riconosciuto anche da precedenti interventi dei Vigili del Fuoco e da lavori provvisori di messa in sicurezza. In questo caso, il Tribunale ha ritenuto pienamente integrati i presupposti del danno temuto, ordinando l’eliminazione della situazione di rischio.

Uno degli aspetti più importanti dell’ordinanza riguarda la ripartizione delle responsabilità. Il giudice ha richiamato la consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione sui balconi aggettanti, chiarendo che questi manufatti, quando non svolgono funzione portante né strutturale per l’edificio, sono di proprietà esclusiva dell’unità immobiliare cui accedono. Di conseguenza, la manutenzione ordinaria e straordinaria, compresi gli interventi urgenti per la sicurezza, spetta ai singoli proprietari e non al condominio. Solo elementi con funzione decorativa o che incidono sull’aspetto architettonico della facciata possono, in casi specifici, rientrare nelle parti comuni. Nel caso esaminato, però, il Tribunale ha attribuito quasi integralmente gli interventi ai proprietari dei balconi degradati, con una sola eccezione relativa alla sigillatura dei punti di fissaggio delle tende installate dai ricorrenti, ritenuta di competenza di questi ultimi.

Questa ordinanza rappresenta un punto di riferimento per proprietari di case con balconi, ma anche per amministratori di condominio, proprietari e imprese edili. Ribadisce l’importanza di intervenire tempestivamente sul degrado dei balconi, evitando soluzioni provvisorie e rinvii che possono trasformare un normale deterioramento in una situazione di grave pericolo. Dal punto di vista operativo, conferma quanto sia fondamentale affidarsi a imprese qualificate, in grado di eseguire verifiche tecniche accurate, interventi di consolidamento strutturale e lavori di ripristino conformi alle normative vigenti.

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Global, impresa attiva in Sardegna nel settore della manutenzione edilizia e dotata di certificazioni UNI EN ISO 9001:2015, UNI EN ISO 14001:2015 e l’attestazione SOA, mette a disposizione la propria esperienza nella messa in sicurezza di facciate e balconi e per interventi urgenti su edifici di enti pubblici e privati. Prevenire il degrado, intervenire in modo strutturale e rispettare le responsabilità individuate dalla legge non è solo un obbligo giuridico, ma un investimento sulla sicurezza e sul valore degli immobili.

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Ritinteggiare casa con il Bonus Ristrutturazioni 2026: quando è davvero detraibile la tinteggiatura?

Rinnovare le pareti della propria abitazione è un intervento frequente, utile per migliorare estetica, igiene e comfort degli ambienti. Tuttavia, non sempre la semplice tinteggiatura rientra tra le spese detraibili con il Bonus Ristrutturazioni 2026. Per evitare errori e cogliere le reali opportunità offerte dalla normativa, è fondamentale distinguere correttamente tra manutenzione ordinaria e straordinaria, analizzando come l’intervento si colloca all’interno della tipologia dei lavori edilizi ammessi.

La normativa di riferimento resta l’art. 3 del Dpr 380/2001, che classifica la ritinteggiatura esterna o interna come manutenzione ordinaria quando viene eseguita come intervento isolato, senza opere tecniche collegate. In questo caso, sulle singole unità immobiliari non è prevista alcuna agevolazione, mentre la detrazione è possibile solo se il lavoro riguarda esclusivamente parti comuni condominiali, come le scale, i pianerottoli o le facciate condivise. La dimensione collettiva dei lavori, infatti, consente di accedere alle agevolazioni anche per interventi considerati ordinari.

Il quadro cambia quando la tinteggiatura rientra in un intervento più ampio di manutenzione straordinaria, situazione frequente nel caso di ristrutturazioni che coinvolgono impianti, murature, intonaci o modifiche distributive. L’Agenzia delle Entrate ha ribadito più volte che gli interventi “minori”, se funzionali o conseguenti a lavori più complessi, vengono assorbiti da quelli principali. In questo scenario, il costo della tinteggiatura diventa pienamente detraibile anche per abitazioni private, qualora sia inserito nel progetto edilizio complessivo e risulti da fatture e documentazione coerente.

Nel 2026 la detrazione prevista per il Bonus Ristrutturazioni resta pari al 36% fino a una spesa massima di 96.000 euro per ogni unità immobiliare. La percentuale di detrazione si applica all’intero costo dei lavori ammessi, comprensivi della tinteggiatura quando questa viene correttamente inclusa nelle opere di manutenzione straordinaria o nelle attività su parti comuni condominiali.

Per usufruire dell’agevolazione è essenziale rispettare con precisione tutte le regole formali previste. Il pagamento deve avvenire tramite bonifico parlante, riportando causale corretta, codice fiscale del soggetto che detrae e partita Iva dell’impresa esecutrice. Le fatture devono essere conservate e intestate a chi richiede la detrazione, così come è necessario indicare in dichiarazione dei redditi i dati catastali dell’immobile. Se l’importo dei lavori supera i 70.000 euro, è obbligatorio che nel contratto sia presente il riferimento ai contratti collettivi del settore edile: una mancanza può comportare la perdita totale del beneficio.

La complessità dell’argomento rende consigliabile affidarsi a tecnici qualificati e imprese strutturate, in grado di verificare la corretta classificazione degli interventi e garantire tutte le condizioni richieste dalla normativa vigente. Una pianificazione attenta consente di trasformare un intervento apparentemente semplice in un’opportunità concreta di risparmio fiscale.

Con l’avvicinarsi del 2026, progettare il rinnovamento degli ambienti con una ritinteggiatura diventa quindi un’operazione da valutare con attenzione: se inserita in un progetto organico e gestita da un’impresa certificata, può contribuire a migliorare il comfort abitativo e, al contempo, assicurare un risparmio economico significativo per proprietari e condomìni.

Affidati a Global: disponibilità, efficienza e competenza in Sardegna

Global, ditta di costruzioni e ristrutturazioni attiva in tutta la Sardegna con squadre tecniche qualificate e dotata di certificazioni UNI EN ISO 9001:2015, UNI EN ISO 14001:2015 e l’attestazione SOA, supporta privati e condomìni nella gestione completa dei lavori, dalla manutenzione straordinaria agli interventi di finitura come la tinteggiatura, con la garanzia di conformità, qualità e rispetto delle procedure necessarie per accedere alle agevolazioni fiscali.

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Quando è obbligatorio il progetto dell’impianto elettrico?

La normativa italiana in materia di sicurezza e impiantistica è chiara: il progetto dell’impianto elettrico è sempre obbligatorio. A stabilirlo è il D.M. 37/2008, che disciplina l’installazione, la trasformazione e l’ampliamento degli impianti all’interno degli edifici, indipendentemente dalla loro destinazione d’uso.

Il decreto prevede che ogni impianto elettrico debba essere corredato da un progetto tecnico, differenziando soltanto i soggetti abilitati alla firma: in alcuni casi il progetto può essere redatto dal responsabile tecnico dell’impresa installatrice, mentre in altri è richiesto l’intervento di un professionista iscritto agli albi professionali.

In caso di mancato rispetto dell’obbligo, sono previste sanzioni amministrative da 1.000 a 10.000 euro, a seconda della complessità dell’impianto, del grado di pericolosità e delle circostanze oggettive e soggettive della violazione.

Secondo l’articolo 5 del D.M. 37/2008, il progetto deve essere redatto da un professionista abilitato per impianti di particolare rilevanza o complessità, tra cui:

  • Impianti di produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione e utilizzazione dell’energia elettrica, nonché impianti di protezione contro le scariche atmosferiche.

  • Impianti per l’automazione di porte, cancelli e barriere in edifici civili con potenza superiore a 6 kW o superficie superiore a 400 m².

  • Impianti per attività produttive, commerciali e del terziario con potenza impegnata oltre 6 kW o superficie oltre 200 m².

  • Impianti elettrici alimentati a tensione superiore a 1000 V, compresa la parte in bassa tensione.

  • Impianti con lampade fluorescenti a catodo freddo di potenza complessiva superiore a 1200 VA.

  • Impianti situati in locali ad uso medico o con rischio di esplosione e incendio.

  • Impianti di rilevamento antincendio installati in attività soggette al rilascio del certificato di prevenzione incendi o con più di 10 apparecchi di rilevamento.

Negli altri casi, non rientranti in queste tipologie, il progetto può essere firmato direttamente dal responsabile tecnico dell’impresa installatrice.

Affidati a Global Società Cooperativa: disponibilità, efficienza e competenza

Da anni, Global Società Cooperativa opera nel settore dell’edilizia e dell’impiantistica, offrendo un servizio completo che comprende progettazione, realizzazione e installazione di impianti elettrici, termici, idraulici e di climatizzazione. L’esperienza maturata nel campo e la conformità alle normative vigenti garantiscono impianti sicuri, efficienti e certificati, realizzati nel pieno rispetto delle regole tecniche e di sicurezza previste dal D.M. 37/08.

Global è un partner affidabile per privati, imprese e pubbliche amministrazioni, che accompagna ogni cliente in tutte le fasi del progetto: dalla consulenza iniziale alla progettazione tecnica, fino alla realizzazione e collaudo finale dell’impianto. Contattaci per informazioni o per ricevere un preventivo personalizzato.

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Comprare o vendere casa: cosa cambia con la nuova direttiva europea sull’efficienza energetica

Il mercato immobiliare europeo sta attraversando una trasformazione profonda. Con l’entrata in vigore della Direttiva (UE) 2024/1275 sull’efficienza energetica degli edifici, l’Unione Europea punta a ridurre drasticamente le emissioni e i consumi, tracciando un percorso chiaro verso la neutralità climatica entro il 2050.

Secondo i dati ufficiali, gli edifici sono responsabili di circa il 40% del consumo energetico e del 36% delle emissioni di gas serra. È per questo che la nuova normativa europea rappresenta una vera svolta: dal 2030, tutte le nuove costruzioni dovranno essere a emissioni zero, mentre gli immobili già esistenti saranno progressivamente soggetti a interventi di riqualificazione energetica obbligatori.

Per chi intende comprare o vendere casa, queste regole avranno un impatto diretto sul valore degli immobili. Le abitazioni con classi energetiche basse rischiano di subire una svalutazione significativa o di diventare difficilmente vendibili e affittabili, mentre gli edifici efficienti e certificati diventeranno sempre più richiesti e competitivi sul mercato.

Ma cosa significa esattamente “edificio a emissioni zero”? Si tratta di un immobile che, grazie a tecniche costruttive avanzate e all’utilizzo di fonti rinnovabili come il fotovoltaico, riesce a coprire integralmente il proprio fabbisogno energetico senza produrre emissioni di CO₂.

Le conseguenze saranno importanti anche per costruttori, progettisti e imprese edili, chiamati ad adeguarsi a nuovi standard costruttivi e a una domanda sempre più orientata verso la sostenibilità ambientale e l’efficienza energetica.

Per questo motivo, affidarsi a imprese certificate e qualificate, come Global Società Cooperativa, diventa una scelta fondamentale. L’azienda, attiva in tutta la Sardegna, opera nel settore dell’edilizia e delle ristrutturazioni con certificazioni UNI EN ISO 9001:2015, UNI EN ISO 14001:2015 e attestazione SOA, garanzia di competenza e conformità ai requisiti europei.

La direttiva UE sull’efficienza energetica cambierà il modo di costruire, ristrutturare e abitare: agire per tempo significa tutelare il valore del proprio immobile e contribuire concretamente alla transizione ecologica.

Cosa prevede la Direttiva (UE) 2024/1275: gli obiettivi europei per l’efficienza energetica degli edifici

Approvata il 24 aprile 2024 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea l’8 maggio dello stesso anno, la Direttiva (UE) 2024/1275 segna un punto di svolta per il settore edilizio. Il suo obiettivo principale è la decarbonizzazione completa del patrimonio edilizio europeo entro il 2050, per trasformare ogni edificio in una struttura a emissioni zero.

La nuova normativa fissa tre tappe chiave che scandiscono la transizione energetica del continente:

Dal 2028, tutti i nuovi edifici pubblici dovranno essere a emissioni zero, mediante l’adozione di tecnologie sostenibili e materiali ad alte prestazioni energetiche.
Dal 2030, l’obbligo verrà esteso a tutti i nuovi edifici, sia pubblici che privati, con la fine della costruzione di immobili alimentati da fonti fossili.
Entro il 2050, l’intero parco immobiliare esistente dovrà essere riqualificato e convertito in edifici a emissioni zero, attraverso un processo di ristrutturazione energetica graduale e obbligatoria.

La Direttiva 2024/1275 non mira solo a ridurre le emissioni di CO₂, ma anche a promuovere l’uso delle energie rinnovabili, migliorare l’efficienza energetica degli edifici e contrastare la povertà energetica, sostenendo le famiglie nella riduzione dei consumi e dei costi in bolletta.

Si tratta di una trasformazione profonda e complessa, che coinvolgerà non soltanto costruttori e progettisti, ma anche milioni di proprietari di immobili chiamati ad adeguarsi ai nuovi standard europei. Una sfida che richiederà interventi tecnici mirati, investimenti strutturali e il supporto di imprese edili qualificate, come Global Società Cooperativa, in grado di garantire lavori conformi alle normative e certificati secondo i più alti standard di qualità.

Cosa significa davvero “edificio a zero emissioni” secondo la direttiva europea 2024/1275

Nel linguaggio comune, l’idea di una “casa a emissioni zero” fa pensare subito a pannelli solari, pompe di calore e tecnologie innovative. Ma nella visione dell’Unione Europea, così come definita dalla Direttiva (UE) 2024/1275, il concetto è molto più ampio e tecnico: un edificio a zero emissioni non è solo efficiente dal punto di vista energetico, ma rappresenta l’esito di un processo integrato di progettazione, costruzione e gestione che considera l’intero ciclo di vita dell’immobile.

Per essere classificato come tale, un edificio deve innanzitutto presentare un fabbisogno energetico estremamente ridotto, ottenuto attraverso soluzioni costruttive avanzate. Tra queste rientrano un involucro edilizio altamente isolato, infissi performanti, un corretto orientamento solare e sistemi di ventilazione naturale. L’obiettivo è minimizzare la necessità di energia per riscaldamento, raffrescamento e illuminazione, in modo da rendere l’edificio quasi autosufficiente.

Tuttavia, l’efficienza energetica non è sufficiente. La quota di energia residua necessaria deve provenire esclusivamente da fonti rinnovabili. La direttiva promuove la produzione diretta in loco, tramite impianti fotovoltaici, solare termico, pompe di calore o sistemi geotermici. Quando ciò non è possibile, è ammesso il ricorso a reti di teleriscaldamento o fornitori di energia verde, purché non siano utilizzati combustibili fossili come gas metano o gasolio. In sostanza, un edificio a zero emissioni non deve generare emissioni operative di gas serra durante il suo utilizzo.

Un aspetto innovativo introdotto dalla direttiva è l’analisi del ciclo di vita dell’edificio (LCA). Non si valuta più solo il consumo energetico annuale, ma anche l’impatto ambientale complessivo dei materiali impiegati, dalla produzione e trasporto fino allo smaltimento. Per questo vengono privilegiati materiali sostenibili, riciclabili e a bassa intensità di carbonio, con particolare attenzione al potenziale di riscaldamento globale (GWP).

Un altro pilastro della nuova edilizia sostenibile è la digitalizzazione degli edifici. Le strutture a zero emissioni devono poter dialogare con sistemi di gestione energetica intelligente, sensori e automazioni in grado di regolare temperatura, illuminazione e ventilazione in modo dinamico. In questo modo si ottiene un risparmio energetico costante, migliorando al contempo comfort e qualità abitativa.

In sintesi, l’edificio a zero emissioni rappresenta una nuova filosofia costruttiva, basata su innovazione, sostenibilità e benessere. Un modello che dal 2030 sarà obbligatorio per tutte le nuove costruzioni, ma che presto diventerà la norma anche per le ristrutturazioni e gli edifici esistenti, ridefinendo l’intero panorama dell’edilizia europea.

Dal 2025 stop agli incentivi per le caldaie a gas: cosa cambia per gli impianti di riscaldamento

Tra le misure più immediate introdotte dalla Direttiva (UE) 2024/1275 c’è lo stop definitivo agli incentivi pubblici per le caldaie alimentate unicamente da combustibili fossili, in vigore dal 1° gennaio 2025. Una decisione che segna l’inizio della fine per le tradizionali caldaie a gas e gasolio, ancora oggi diffuse nella maggior parte delle abitazioni italiane.

A partire dal 2025, dunque, non sarà più possibile ottenere agevolazioni fiscali o contributi pubblici per l’acquisto e l’installazione di caldaie a gas, salvo nei casi di sistemi ibridi, ovvero impianti che combinano la caldaia con fonti rinnovabili come il solare termico o le pompe di calore.

Questa misura è un chiaro segnale politico e ambientale: l’Unione Europea punta a eliminare progressivamente i sistemi di riscaldamento a combustibili fossili, responsabili di una parte significativa delle emissioni domestiche di CO₂.

Parallelamente, la direttiva impone agli Stati membri una serie di azioni concrete per accompagnare la transizione:

  • Favorire la diffusione di sistemi di riscaldamento a basse emissioni o interamente rinnovabili, come pompe di calore, geotermia e solare termico.

  • Promuovere incentivi per tecnologie pulite e per l’efficientamento degli edifici, riducendo i consumi e migliorando le prestazioni energetiche.

  • Introdurre normative nazionali più restrittive sui generatori di calore, basate sulle emissioni effettive di CO₂ o sul tipo di combustibile utilizzato, fino al divieto progressivo degli impianti più inquinanti.

Per famiglie, imprese e costruttori, il cambiamento è sostanziale: i tradizionali impianti a gas diventeranno progressivamente meno convenienti e meno compatibili con le nuove regole europee. Chi intende ristrutturare o costruire un edificio dovrà quindi orientarsi verso soluzioni rinnovabili e impianti ad alta efficienza, non solo per rispettare la normativa, ma anche per tutelare il valore dell’immobile nel lungo periodo.

Cosa succede agli edifici esistenti: chi dovrà ristrutturare e quando secondo la direttiva europea 2024/1275

Se per le nuove costruzioni le regole europee sono già definite, la vera sfida riguarda il patrimonio edilizio esistente. La Direttiva (UE) 2024/1275 introduce infatti un piano di riqualificazione energetica obbligatoria per gli edifici già costruiti, con scadenze precise che scandiranno il percorso verso la completa decarbonizzazione del settore entro il 2050.

L’obiettivo è ambizioso: trasformare gradualmente tutti gli immobili europei in edifici a emissioni zero, riducendo i consumi e migliorando le prestazioni energetiche. Per raggiungere questo traguardo, la direttiva stabilisce due tappe fondamentali:

Entro il 2030, ogni Stato membro dovrà assicurare che almeno il 16% degli edifici residenziali con le peggiori prestazioni energetiche (cioè in classe G o equivalente) sia stato ristrutturato. Entro il 2033, questa percentuale dovrà salire almeno al 26% del totale degli edifici residenziali.

Il piano si concentra sugli immobili più energivori, spesso edifici costruiti prima degli anni ’90, privi di isolamento termico e dotati di impianti di riscaldamento obsoleti. Queste strutture rappresentano una parte consistente del patrimonio edilizio italiano e saranno le prime a dover essere adeguate ai nuovi standard.

Gli edifici in classe energetica G o F, se non ristrutturati, perderanno progressivamente valore e saranno penalizzati dal mercato immobiliare. Con l’entrata in vigore delle norme nazionali di recepimento, potrebbero inoltre diventare non idonei alla locazione o alla compravendita, soprattutto nelle aree urbane dove l’efficienza energetica è già un requisito fondamentale.

Va chiarito che la direttiva non vieta direttamente la vendita o l’affitto degli immobili meno efficienti, ma crea un quadro normativo e fiscale sfavorevole per chi non interviene. I governi nazionali potranno introdurre maggiori imposte, restrizioni burocratiche o limiti di accesso agli incentivi per le abitazioni non conformi, spingendo di fatto i proprietari a investire in interventi di riqualificazione.

Per chi possiede un immobile, questa transizione rappresenta un momento cruciale: ristrutturare oggi significa preservare il valore economico dell’edificio, migliorarne il comfort e anticipare obblighi che diventeranno sempre più stringenti.

Chi è escluso temporaneamente dagli obblighi della direttiva europea 2024/1275

La Direttiva (UE) 2024/1275 sull’efficienza energetica degli edifici prevede un percorso rigoroso di riqualificazione, ma riconosce anche che non tutti gli immobili possono essere adeguati immediatamente ai nuovi standard. Per questo motivo, la normativa introduce alcune esenzioni temporanee, applicabili solo in casi specifici e debitamente documentati.

Rientrano tra le categorie escluse:

  • Gli edifici destinati a demolizione certa o documentata, per i quali non avrebbe senso programmare interventi di efficientamento energetico.

  • I casi di gravi difficoltà economiche o sociali, come le famiglie vulnerabili o le abitazioni situate in aree economicamente depresse, dove gli interventi risulterebbero insostenibili dal punto di vista finanziario.

  • Gli edifici storici, vincolati o di particolare valore architettonico, nei quali opere di isolamento o modifiche strutturali potrebbero compromettere l’integrità estetica o culturale dell’immobile.

  • Le strutture con destinazioni d’uso speciali, tra cui luoghi di culto, caserme, edifici agricoli non abitativi o fabbricati temporanei, che per natura o funzione non rientrano nei criteri di residenzialità o permanenza previsti dalla direttiva.

Tuttavia, l’Unione Europea impone agli Stati membri di motivare con precisione ogni esenzione nei propri piani nazionali di ristrutturazione energetica, definendo i criteri di applicazione e i tempi di eventuale revisione. Inoltre, ogni esclusione dovrà essere compensata da interventi su altri edifici, in modo da mantenere invariato il ritmo complessivo verso la neutralità climatica entro il 2050.

La logica alla base di queste deroghe non è quella di rallentare la transizione, ma di garantire un percorso realistico e socialmente sostenibile, che tenga conto delle diverse condizioni economiche e patrimoniali dei cittadini europei.

Affidati a Global Società Cooperativa: disponibilità, efficienza e competenza

Per i proprietari e le amministrazioni locali, sarà essenziale pianificare eventuali interventi futuri con il supporto di professionisti qualificati. In Sardegna, Global Società Cooperativa offre consulenza e soluzioni tecniche per la riqualificazione energetica degli edifici, assicurando il rispetto delle direttive europee e l’accesso alle agevolazioni disponibili per gli immobili conformi.

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Bonus edilizi 2026: proroghe, scadenze e vantaggi per chi deve ristrutturare casa

Il Governo Italiano ha confermato la proroga fino al 2026 delle detrazioni al 50% per le ristrutturazioni edilizie sulla prima casa. Una decisione che mette in sicurezza migliaia di interventi di recupero edilizio, evitando il ritorno al 36% previsto dalle normative precedenti. Anche gli altri immobili potranno beneficiare della stessa aliquota, assicurando continuità e stabilità a chi intende realizzare lavori di riqualificazione.

Buone notizie anche per chi programma interventi di efficienza energetica: l’Ecobonus continuerà ad essere attivo, mantenendo le stesse modalità di accesso. Restano invece in scadenza al 31 dicembre 2025 il Bonus Barriere Architettoniche e il Bonus Mobili, due misure molto utilizzate che potrebbero non essere rinnovate.

Chi può usufruire della detrazione del 50% nel 2026? Quali lavori sono ammessi? E quali documenti servono per non perdere l’incentivo? Ecco una panoramica completa aggiornata, curata da Global Società Cooperativa, impresa edile specializzata in ristrutturazioni e lavori certificati in Sardegna.

Prima casa e bonus ristrutturazioni: requisiti e regole per ottenere la detrazione del 50%

Anche nel 2026, chi effettuerà lavori di ristrutturazione sulla prima casa potrà usufruire della detrazione IRPEF al 50%. Per prima casa si intende l’abitazione in cui il contribuente risiede stabilmente o dove hanno la residenza i suoi familiari. Il beneficio si estende anche agli immobili acquistati per essere ristrutturati, a patto che la residenza venga trasferita al termine dei lavori.

Il bonus è valido anche per i condomini, ma con una distinzione: chi risiede effettivamente nell’immobile potrà godere della detrazione piena, mentre per le seconde case si applicherà l’aliquota ridotta al 36%.

Un aspetto importante riguarda la titolarità delle spese: il bonus può essere richiesto non solo dal proprietario, ma anche da familiari conviventi, inquilini o comodatari, purché sostengano le spese e ne risultino intestatari. I pagamenti devono essere sempre tracciabili e intestati a chi richiede la detrazione.

Quali lavori rientrano nel bonus ristrutturazioni 2026

L’agevolazione copre una vasta gamma di interventi edilizi, sia di manutenzione straordinaria che di ristrutturazione vera e propria. Tra i lavori ammessi figurano:

  • rifacimento di impianti elettrici e idraulici,

  • sostituzione di infissi e serramenti,

  • installazione di climatizzatori, caldaie e pompe di calore,

  • opere di efficientamento energetico,

  • costruzione o ristrutturazione di box auto,

  • interventi antisismici,

  • acquisto di immobili facenti parte di edifici ristrutturati da imprese di costruzione.

Ampio spazio viene dato agli interventi green, come l’installazione di impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo, in linea con le normative sulla transizione energetica.

Il massimale di spesa resta fissato a 96.000 euro per unità immobiliare, con ripartizione in dieci rate annuali di pari importo. Tutti i pagamenti devono essere effettuati con bonifico parlante, che riporti i dati del beneficiario e la causale fiscale.

Ecobonus 2026: conferme e vantaggi per l’efficienza energetica

L’Ecobonus 2026 è stato confermato, mantenendo le aliquote e le modalità operative attuali. L’incentivo premia gli interventi di miglioramento energetico degli edifici esistenti, come:

  • sostituzione di caldaie e pompe di calore;

  • installazione di pannelli solari termici e impianti fotovoltaici;

  • realizzazione di cappotti termici e coibentazioni dell’involucro edilizio;

  • installazione di schermature solari e tende tecniche.

La misura resta in vigore fino al 31 dicembre 2027, salvo ulteriori proroghe. I tetti di spesa variano in base al tipo di intervento: da 30.000 euro per gli impianti di climatizzazione fino a 60.000 euro per gli interventi sull’involucro edilizio.

Come per il bonus casa, i pagamenti devono avvenire tramite bonifico parlante. La detrazione si suddivide in dieci quote annuali di pari importo.

Bonus barriere architettoniche: ultimi mesi per usufruirne

Il Bonus Barriere Architettoniche, con detrazione al 75%, rimane in vigore fino al 31 dicembre 2025. Al momento non sono previste proroghe. L’agevolazione riguarda gli interventi destinati a migliorare l’accessibilità e la mobilità delle persone con disabilità, come:

  • installazione di ascensori e montascale,

  • realizzazione di rampe di accesso,

  • adeguamento dei bagni e degli ingressi alle normative sull’accessibilità.

L’incentivo si applica a tutti gli immobili, senza distinzione tra prima o seconda casa, e può essere richiesto da proprietari, affittuari o familiari conviventi. È necessario allegare un’asseverazione tecnica che certifichi la conformità degli interventi ai requisiti di legge.

Bonus mobili 2025: ultimi mesi per accedere alla detrazione

Il Bonus Mobili, anch’esso con detrazione al 50%, è in scadenza al 31 dicembre 2025. Riguarda l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici destinati ad arredare immobili oggetto di lavori di ristrutturazione.

Per usufruire del beneficio è necessario che i lavori siano già avviati o conclusi nell’anno precedente all’acquisto. L’incentivo è valido per tutte le abitazioni, senza distinzione tra prima e seconda casa, a condizione che il contribuente abbia diritto al bonus ristrutturazioni.

I pagamenti devono essere effettuati con strumenti tracciabili – bonifico, carta di credito o bancomat – ma non serve il bonifico parlante. La detrazione è ripartita in dieci quote annuali fino al raggiungimento del tetto di spesa previsto.

Affidati a Global Società Cooperativa: disponibilità, efficienza e competenza

Le proroghe dei bonus edilizi 2026 rappresentano un’occasione concreta per chi desidera ristrutturare, migliorare l’efficienza energetica o eliminare barriere architettoniche nella propria abitazione. Pianificare per tempo gli interventi e affidarsi a professionisti qualificati come Global Società Cooperativa consente di accedere agli incentivi in modo sicuro, ottimizzando tempi, costi e benefici fiscali.

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Conto Termico 3.0: nuove opportunità per l’efficientamento energetico degli edifici

Il Conto Termico 3.0 è realtà: il Decreto del 7 agosto 2025 del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 26 settembre 2025 e entrerà in vigore il novantesimo giorno successivo, cioè il 25 dicembre 2025. Con questo provvedimento si aggiorna in modo strutturale la disciplina degli incentivi per interventi di piccole dimensioni volti al miglioramento dell’efficienza energetica e alla produzione di energia termica da fonti rinnovabili, superando il perimetro del DM 16 febbraio 2016 e allineando il meccanismo alle nuove priorità di transizione energetica del Paese.

Per chi opera nell’edilizia e nella riqualificazione del patrimonio immobiliare, la prima novità rilevante riguarda l’ampliamento dei soggetti ammessi e degli ambiti d’intervento. Le amministrazioni pubbliche possono attivare l’intero spettro degli interventi previsti dal decreto, sia di efficienza energetica sia di produzione termica da rinnovabili. I soggetti privati, invece, vedono una distinzione netta: per l’efficientamento dell’involucro e degli impianti sono ammessi quando gli interventi insistono su edifici dell’ambito terziario; per la produzione di energia termica e per i sistemi ad alta efficienza possono intervenire anche in ambito residenziale. È inoltre formalizzata l’assimilazione al mondo PA degli enti del terzo settore non economici, che possono quindi accedere alle medesime misure dedicate al pubblico. Questo cambio di perimetro sposta il baricentro del meccanismo verso una riqualificazione più capillare degli edifici non residenziali, senza trascurare la spinta alla generazione termica rinnovabile nelle abitazioni.

Nel merito degli interventi ammessi per l’efficienza energetica, il decreto conferma e amplia la gamma di attività strategiche per ridurre i fabbisogni e migliorare le prestazioni. Rientrano l’isolamento termico delle superfici opache, la sostituzione delle chiusure trasparenti con infissi performanti e l’installazione di schermature solari esterne. In un’ottica di passi più ambiziosi, il legislatore incentiva anche la trasformazione degli edifici esistenti in nZEB (Nearly Zero Energy Building, ovvero “edificio a energia quasi zero”) con un approccio integrato che combina involucro e impianti e—quando necessario—demolizione e ricostruzione coerenti con i titoli edilizi. Completano il quadro la sostituzione degli impianti di illuminazione con sistemi efficienti e l’adozione di tecnologie di building automation per il controllo dei servizi energetici, inclusa la termoregolazione e la contabilizzazione del calore. Un elemento innovativo, che connette edilizia e mobilità, è la possibilità di finanziare l’infrastrutturazione per la ricarica dei veicoli elettrici, a condizione che si proceda contestualmente alla sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale con pompe di calore elettriche. Allo stesso modo, l’installazione di fotovoltaico con sistemi di accumulo è incentivabile quando associata alla sostituzione degli impianti invernali con pompe di calore, favorendo così progetti integrati edificio–impianto.

Sul fronte della produzione di energia termica da rinnovabili, il decreto orienta con decisione verso tecnologie mature e ad alta resa. Sono ammessi la sostituzione degli impianti invernali con pompe di calore elettriche o a gas che sfruttano energia aerotermica, geotermica o idrotermica; i sistemi ibridi “factory made” o bivalenti e le configurazioni con pompe di calore “add on”; i generatori a biomassa anche per utenze produttive e reti di teleriscaldamento; il solare termico, compreso l’abbinamento al solar cooling, con obbligo di contabilizzazione oltre i 100 m²; gli scaldacqua a pompa di calore; l’allaccio a teleriscaldamento efficiente; e perfino la microcogenerazione alimentata da fonti rinnovabili. Questo paniere consente di disegnare interventi su misura per il terziario e per il residenziale, con un’elevata integrazione tra involucro e impianti.

Un tema sempre centrale è l’intensità dell’incentivo. Il Conto Termico 3.0 stabilisce un tetto generale pari al 65% delle spese ammissibili, con un’eccezione di rilievo: gli interventi realizzati su edifici di comuni fino a 15.000 abitanti e quelli su edifici pubblici ad uso scolastico o sanitario possono beneficiare di un incentivo fino al 100%, nei limiti di potenza, superficie e massimali previsti. Le modalità di erogazione sono altrettanto pragmatiche: per i privati, se l’importo complessivo non supera 15.000 euro, il contributo è liquidato in unica rata; diversamente, si procede per rate annuali costanti per una durata definita in tabella. Le amministrazioni, quando utilizzano la prenotazione, possono richiedere acconti e rate intermedie, migliorando la gestione del cantiere e del cash flow.

Dal punto di vista operativo, tutto transita dal Portaltermico del GSE. Il decreto prevede che il MASE approvi, su proposta del GSE, le nuove Regole Applicative entro sessanta giorni dall’entrata in vigore; a loro volta, entro altri sessanta giorni il GSE aggiorna la piattaforma telematica per la presentazione delle istanze. In termini pratici, il cronoprogramma consente agli operatori di preparare i progetti in coerenza con i requisiti tecnici e documentali, nell’attesa dell’adeguamento del portale e della messa a disposizione dei nuovi tracciati e modelli.

Merita attenzione anche la definizione regolatoria delle “piccole dimensioni”, perché condiziona la progettazione e i capitolati. Il decreto qualifica come piccoli gli impianti con potenza termica fino a 2 MW e i campi solari termici con superficie fino a 2.500 m², mentre per impianti solari superiori a 100 m² scatta l’obbligo di contabilizzazione del calore. Questi limiti rafforzano la vocazione del Conto Termico ad accompagnare interventi diffusi e replicabili, tipici del patrimonio edilizio esistente.

Affidati ai professionisti dell’edilizia in Sardegna

Per Global Società Cooperativa, impresa edile certificata, il Conto Termico 3.0 diventa un acceleratore di qualità progettuale: dagli interventi sull’involucro fino alle trasformazioni nZEB, passando per l’integrazione con pompe di calore e sistemi di controllo, la misura consente di orchestrare cantieri che riducono in modo misurabile i consumi, migliorano il comfort e incrementano il valore immobiliare. L’assistenza nelle fasi di diagnosi, pratiche GSE, gestione della documentazione e coordinamento di cantiere sarà decisiva per massimizzare il contributo pubblico e rispettare i requisiti di conformità tecnica e amministrativa.

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Impianti smart domotici e risparmio energetico: come ottenere detrazioni fino al 65% in Sardegna

L’adozione di impianti domotici intelligenti nelle abitazioni non è soltanto un elemento di comfort, ma rappresenta una vera e propria strategia di efficienza energetica. In Sardegna, dove il tema del risparmio energetico si intreccia con le sfide climatiche e con l’esigenza di ridurre i costi delle bollette, la domotica assume un ruolo di primo piano. I sistemi smart consentono infatti di gestire in maniera ottimizzata il riscaldamento e la climatizzazione degli ambienti e garantiscono un significativo abbattimento dei consumi.

Per questo motivo, come dimostrato da uno studio di qualche mese fa, una casa efficiente vale fino all’80% in più rispetto a una da ristrutturare.

Un ulteriore incentivo alla ristrutturazione in chiave di efficientamento energetico arriva dalle agevolazioni fiscali legate all’Ecobonus, che riconosce una detrazione fino al 65% delle spese sostenute per l’acquisto e l’installazione di dispositivi domotici destinati al controllo intelligente della temperatura.

Cosa prevede la normativa per gli impianti smart in Sardegna

L’Agenzia delle Entrate ha recentemente chiarito che l’acquisto e la messa in opera di dispositivi multimediali per la gestione da remoto degli impianti di riscaldamento o climatizzazione rientra tra gli interventi incentivati dall’Ecobonus. La detrazione si applica a condizione che i sistemi installati siano progettati per migliorare l’efficienza energetica dell’abitazione, favorendo un utilizzo più consapevole delle risorse.

Secondo lo Stato non si tratta quindi di un semplice aggiornamento tecnologico, ma di un investimento finalizzato a rendere gli impianti domestici più sostenibili. È un’opportunità concreta per chi in Sardegna desidera ridurre i consumi senza rinunciare al comfort abitativo, con il vantaggio aggiuntivo di un sostegno economico rilevante.

Quali dispositivi smart rientrano nella detrazione

Non tutti i prodotti connessi o controllabili tramite app sono ammessi all’agevolazione fiscale. La normativa circoscrive il beneficio ai dispositivi destinati al risparmio energetico degli impianti di climatizzazione. Tra questi rientrano:

  • cronotermostati intelligenti, programmabili e gestibili da remoto;

  • sensori ambientali capaci di rilevare la temperatura e regolare automaticamente gli impianti;

  • centraline smart che ottimizzano accensione e spegnimento in base alla presenza in casa o alle condizioni climatiche;

  • sistemi domotici integrati che monitorano e riducono i consumi energetici complessivi.

Questi dispositivi non solo consentono di controllare la temperatura attraverso smartphone o computer, ma contribuiscono anche a un utilizzo più efficiente degli impianti, riducendo sprechi e costi.

Adempimenti per accedere all’Ecobonus

Per ottenere la detrazione del 65% è necessario rispettare una serie di requisiti formali e documentali. Il pagamento deve avvenire tramite bonifico bancario o postale parlante, riportando i dati richiesti dalla normativa. Occorre inoltre conservare tutte le fatture e la documentazione tecnica relativa ai dispositivi installati, insieme alle certificazioni rilasciate dal produttore e dall’installatore.

Fondamentale è anche la trasmissione all’ENEA, entro 90 giorni dalla conclusione dei lavori, dei dati relativi all’intervento. Senza questo passaggio, l’accesso all’incentivo non è garantito. Un ulteriore requisito riguarda il titolo sull’immobile: l’intervento deve essere effettuato su un edificio detenuto in proprietà, affitto o altro titolo idoneo.

La prospettiva per le abitazioni in Sardegna

In Sardegna, dove i costi per l’energia elettrica sono mediamente più alti rispetto al resto d’Italia, la gestione dei consumi energetici è una priorità per famiglie e imprese: l’adozione di impianti smart rappresenta un passo avanti verso una edilizia moderna, sicura e sostenibile. Le imprese certificate che operano nel settore edilizio e impiantistico hanno oggi un ruolo strategico, perché possono accompagnare i cittadini nella scelta delle soluzioni più adatte e nella corretta gestione degli adempimenti burocratici.

L’esperienza di Global nel ramo della domotica

Grazie alla sua esperienza pluridecennale, Global si propone come partner affidabile per interventi di costruzione e riqualificazione energetica in ottica smart. L’azienda promuove un’edilizia integrata, tecnologica e sostenibile, collaborando con progettisti, fornitori e clienti per garantire soluzioni efficienti e durature. Investire nella domotica e nello smart building non è solo una scelta responsabile, ma un’opportunità concreta per aumentare il valore del proprio immobile e contribuire attivamente alla transizione energetica.

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Conto Termico

Conto Termico 3.0: incentivi edilizi per riqualificazione ed efficienza energetica

Il Conto Termico 3.0, in attesa di entrare ufficialmente in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, rappresenta un passo avanti decisivo nelle politiche di efficienza energetica in Italia. Con un budget annuo di 900 milioni di euro, la nuova misura prevede importanti novità anche per il settore edilizio e amplierà gli interventi ammissibili offrendo importanti incentivi.

Di cosa si tratta? Il Conto Termico 3.0 è il nuovo incentivo gestito dal GSE che mira a promuovere l’efficienza energetica e l’uso delle rinnovabili con rimborsi diretti fino al 65% delle spese. Introduce novità significative, ampliando platea dei beneficiari (inclusi enti del Terzo Settore) e consentendo anche l’installazione congiunta di fotovoltaico con accumulo e colonnine di ricarica, con un tetto di spesa annuo di 900 milioni di euro. Le domande si presentano sul portale del GSE entro 60 giorni dalla fine dei lavori, e il contributo viene erogato direttamente dal gestore. 

Chi può accedere? Privati cittadini e imprese, Pubbliche Amministrazioni, Enti del Terzo Settore. 

La principale innovazione in materia edilizia riguarda l’apertura agli interventi di riqualificazione per immobili del terziario, purché dotati di impianto di climatizzazione. Gli incentivi coprono una vasta gamma di opere, tra cui l’isolamento termico delle superfici opache, la sostituzione di infissi, l’installazione di sistemi di schermatura solare e l’efficientamento degli impianti di illuminazione interna ed esterna. È prevista anche la possibilità di trasformare gli edifici esistenti in “edifici a energia quasi zero” (nZEB), in linea con le normative europee.

Grande attenzione viene data alle tecnologie di building automation, come sistemi di termoregolazione, contabilizzazione del calore e gestione automatizzata degli impianti termici ed elettrici, strumenti ormai fondamentali per una gestione intelligente e sostenibile degli edifici. Un altro elemento di rilievo è la possibilità di installare colonnine per la ricarica di veicoli elettrici, purché integrate con pompe di calore, a conferma della visione integrata di transizione ecologica promossa dal decreto.

Per i Comuni sotto i 15 mila abitanti, gli incentivi possono arrivare al 100% delle spese ammissibili. Sarà in questo modo favorita la riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico e la riduzione dei consumi energetici. Anche i privati potranno beneficiare del meccanismo, con rimborsi immediati alternativi alle detrazioni fiscali, semplificando l’accesso ai contributi.

Il Conto Termico 3.0 diventerà quindi uno strumento strategico per l’edilizia in Sardegna, utile per migliorare l’efficienza energetica e per rilanciare interventi di riqualificazione sostenibile che coniugano risparmio, innovazione e tutela ambientale.

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Per ogni progetto edile in Sardegna, piccolo o grande che sia, la nostra priorità è costruire valore duraturo nel rispetto delle regole, dell’ambiente e delle persone. Contattaci per una consulenza o per un preventivo!

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