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Bonus Ristrutturazione 2023: requisiti, lavori ammessi e modalità di accesso

Tra agevolazioni fiscali più importanti in Italia bisogna senza dubbio annoverare il bonus ristrutturazione 2023. Tale incentivo consente di accedere a uno sconto pari al 50% della spesa sostenuta per i lavori di ristrutturazione della propria casa per un massimo di 96.000 euro. Dal punto di vista normativo, per chi vuole approfondire immediatamente l’argomento, è importante saper che a regolare questo incentivo è l’articolo 16-bis del TUIR.

In questo articolo esploreremo diversi aspetti relativi all’argomento: i soggetti idonei a richiedere l’agevolazione, le ultime novità riguardanti la detrazione e le modalità disponibili per cedere il credito o accedere allo sconto in fattura.

Bonus ristrutturazione 2023: le spese detraibili

Il bonus è riservato ai contribuenti italiani che pagano le spese per l’esecuzione degli interventi. Non è necessario essere i proprietari dell’immobile oggetto di ristrutturazione, se si possiedono tutti i requisiti per il bonus.

Come sempre, è fondamentale capire quali lavori rientrano nell’agevolazione. Nello specifico, se si parla di Bonus Ristrutturazione 2023 bisogna considerare che lo sconto del 50% può essere ottenuto su:

  • interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria;
  • restauri e risanamenti;
  • lavori edili di ristrutturazione realizzati su sezioni comuni di unità singole, stabili residenziali o condomini (riferimenti normativi nell’articolo 3 del Dpr 380/2001).

Esiste la possibilità di ottenere l’agevolazione anche per chi esegue interventi in economia, ossia i lavori realizzati in proprio. In quest’ultimo caso (non essendoci spese sostenute per i lavori eseguiti in autonomia) si può detrarre il 50% sulla spesa per l’acquisto dei materiali utili per l’esecuzione dei lavori.

Ecco alcuni esempi di lavoro di manutenzione ordinaria che possono essere agevolati con il 50% di sconto in detrazione.

  • sostituzione degli infissi esterni;
  • interventi di modifica sulle scale o installazione di ascensori;
  • ristrutturazione del bagno;
  • lavori per il risparmio energetico;
  • recinzioni di aree private.

Bonus ristrutturazione 2023: come fare richiesta

Chi vuole ottenere l’agevolazione deve ottenere il visto di conformità e realizzare un’attestazione di conformità dei prezzi. A effettuare la comunicazione all’Agenzia delle Entrate dovrà essere il tecnico che ha rilasciato il visto di conformità. Questa figura, infatti, si occupa di verificare tutti i documenti che riguardano i requisiti del contribuente per l’ottenimento dell’agevolazione. La data di scadenza è il 16 marzo dell’anno che segue quello in cui sono state effettuate le spese.

La richiesta del bonus ristrutturazione 2023 si può effettuare in diversi modi:

  • in detrazione durante la fase di presentazione della dichiarazione dei redditi. Lo sconto può essere diviso in dieci quote annuali, che avranno lo stesso importo. L’Agenzia delle Entrate semplifica la procedura fornendo ai contribuenti degli appositi modelli;
  • tramite esecuzione di sconto in fattura. Questo tipo di modalità è prevista soltanto per chi ha eseguito lavori prima del 17/02/2023, così come evidenziato nel Decreto blocca cessioni che, successivamente, è diventato legge;
  • tramite credito d’imposta, che può essere ceduto seguendo il regolamento previsto e soltanto ai soggetti che hanno ottenuto le dovute autorizzazioni. Anche in questo caso, questa modalità è riservata a chi ha effettuano interventi prima del 17/02/2023.

Per i lavori di risparmio energetico previsti nel bonus ristrutturazione 2023 è obbligatoria amche la comunicazione ENEA.

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Il Direttore dei Lavori: chi è, cosa fa e perché è importante

Il Direttore dei Lavori (DL abbreviato) in edilizia è la figura professionale che ha il compito di assistere e sorvegliare i lavori di costruzione o ristrutturazione di un edificio, garantendo la regolare esecuzione secondo quanto previsto dal progetto e dalle norme, impartendo le opportune istruzioni quando necessario.

Questa importante figura è solitamente individuata e nominata dal committente (pubblico o privato), ma può essere anche scelta dall’impresario nel caso il cliente non abbia un tecnico di fiducia (e ci sia naturalmente un rapporto fiduciario da committente e impresa). Il Direttore dei Lavori infatti deve tutelare gli interessi del committente (sia dal punto di vista tecnico che da quello economico) facendo rispettare le normative e gli accordi stabiliti durante la fase di progettazione.

Il Direttore dei Lavori in definitiva è il garante della bontà dei lavori eseguiti, per questo il ruolo deve essere ricoperto da un tecnico abilitato: può essere un geometra, un architetto o un ingegnere regolarmente iscritto al proprio albo professionale.

Quali sono i compiti del Direttore dei Lavori?

Il Direttore dei Lavori, prima dell’avvio del cantiere, deve essere in possesso del computo metrico, del crono-programma e del contratto firmato tra committente e impresa. A cantiere avviato, effettuerà visite periodiche al cantiere per verificare che lo stato di avanzamento lavori segua il crono-programma e che i lavori siano eseguiti a regola d’arte e lavorando a stretto contatto con il capo cantiere, gli operai e gli impiantisti che si alterneranno sul posto.

  • Invia la comunicazione al comune di inizio lavori.
  • Si occupa della direzione dei lavori nel rispetto del progetto esecutivo.
  • Redige e verifica lo Stato Avanzamento Lavori (SAL).
  • Supervisiona l’avanzamento dei lavori verificando la corretta esecuzione e approva eventuali correzioni in corso d’opera.
  • Redige i certificati di corretta posa in opera.

Il Direttore dei Lavori non ha invece responsabilità sulla sicurezza nel cantiere (di competenza del Coordinatore della Sicurezza: se provvisto dei requisiti di legge, le due figure possono anche convergere sullo stesso professionista abilitato).

In questa utile infografica realizzata da BibLus-net un riepilogo schematico dei compiti del Direttore dei Lavori.

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Massetto realizzato a regola d’arte: tutto quello che devi sapere

Se devi ristrutturare casa o un locale commerciale e con lavori edili importanti (ad esempio sostituzione pavimenti e nuovi impianti), o magari sei alle prese con una nuova costruzione, presto o tardi ti troverai ad affrontare la posa in opera del nuovo massetto.

Il massetto è infatti lo strato di supporto della pavimentazione posato in cantiere su relativo sottofondo (lo strato che si trova tra solaio e massetto deve accogliere le tubazioni dell’impianto idrico, termico e i cavi dell’impianto elettrico) o su uno strato intermedio isolante. Si tratta di quello strato che deve resistere alle varie sollecitazioni meccaniche impartite sulla pavimentazione. Il massetto deve quindi consentire un livello preciso della pavimentazione finale, ripartire opportunamente i carichi sia statici che dinamici, eventualmente ricoprire l’impianto radiante a pavimento e infine ricevere la pavimentazione.

Un massetto realizzato a regola d’arte deve essere compatto, planare, non deve presentare “croste” ed essere omogeneo in tutte le stanze, senza salti di quota o pendenze che possano ostacolare l’appoggio degli arredi o l’apertura delle porte.

Dopo la stesura, la superficie del massetto si presenta come un intonaco grezzo, leggermente porosa e uniforme. Proprio la porosità del massetto consente l’incollaggio delle piastrelle: se fosse troppo liscio l’aderenza del collante sarebbe inferiore e meno efficiente.

Il cosiddetto tempo di maturazione del massetto dipende dal suo spessore. Per un massetto standard di 5 cm si considera un tempo di maturazione del calcestruzzo di circa 28-30 giorni. Tempi lunghi che non sempre collimano con le esigenze di cantiere: si consiglia comunque di non posare il pavimento prima dei 20 gg per non compromettere la compattezza del massetto. È bene ricordare anche che il massetto non deve essere lasciato a lungo senza la pavimentazione sovrastante, in particolare se realizzato all’esterno ed esposto alle intemperie. In questi casi potrebbe essere necessario intervenire in un secondo momento per un corretto ripristino.

Bisogna anche sottolineare che la durabilità di una pavimentazione in ceramica o gres è influenzata dalle caratteristiche del massetto, del metodo e dei prodotti utilizzati per per la sua realizzazione, della attenzione alla corretta stagionatura dell’impasto. Tutte queste variabili incidono profondamente sul risultato finale, al punto che il massetto deve essere considerato parte integrante del pavimento e trattato con la stessa cura e precisione.

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Ristrutturazione e Bonus condizionatori 2023: come funziona e a chi spetta?

Recentemente, l’Osservatorio di REbuild 2023 dal Dipartimento di Culture del Progetto dell’Università Iuav di Venezia, ha effettuato uno studio volto a dimostrare che effettuare dei lavori di riqualificazione energetica su un immobile comporta un aumento del suo valore fino al 40%. Al contrario, è stato rilevato che trascurare una casa e non effettuare alcun lavoro di ammodernamento può portare a un deprezzamento importante di una casa o di un locale commerciale.

Per questo motivo – unitamente alla presenza di diversi incentivi statali – negli ultimi mesi c’è stata una vera e propria corsa alla riqualificazione energetica delle case italiane, a partire dalla sostituzione dei vecchi impianti di condizionamento.

A chi spetta il Bonus condizionatori 2023?

Il Bonus condizionatori 2023 può essere richiesto da tutti i contribuenti italiani, nello specifico ne hanno diritto:

  • persone fisiche
  • società di persone e di capitali
  • enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale
  • associazioni dei professionisti
  • cooperative di abitazione a proprietà condivisa
  • condomini
  • istituti autonomi per le case popolari

Per beneficiare del Bonus è necessario che l’intervento di sostituzione o installazione dell’impianto di climatizzazione avvenga in concomitanza di lavori di ristrutturazione edilizia (ad esempio la manutenzione straordinaria, la ristrutturazione o risanamento conservativo dell’unità immobiliare, la manutenzione ordinaria o straordinaria su parti comuni di edifici residenziali o la ricostruzione o ripristino di un immobile danneggiato in seguito a eventi calamitosi).

Bonus condizionatori 2023: quali spese rientrano?

L’agevolazione copre la spesa di acquisto delle pompe di calore,  oltre alle spese per l’esecuzione dei lavori di installazione e posa dell’impianto.

Se l’acquisto della pompa di calore rientra nell’ambito di una ristrutturazione edilizia è possibile ottenere una detrazione del 50%, come previsto dal Bonus mobili ed elettrodomestici.

Se l’acquisto della pompa di calore rientra nell’Ecobonus è invece possibile ottenere una detrazione del 65% sostituendo il vecchio condizionatore con uno nuovo a pompa di calore e di classe energetica superiore.

Se l’acquisto avviene insieme ad un “intervento trainante” che rientra nel Superbonus, come ad esempio gli interventi di isolamento termico sugli involucri dell’edificio o condominio, o la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale sulle parti comuni, l’aliquota di detrazione può salire fino al 90%.

Bonus condizionatori 2023: documentazione necessaria

Come per gli altri bonus edilizi, anche per i Bonus condizionatori 2023 è condizione necessaria che i metodi di pagamento siano tracciabili e che le ricevute debbano contenere il codice fiscale del beneficiario, il numero e la data della fattura e la causale di pagamento. Bisogna conservare tutte le fatture e le ricevute dei bonifici, la ricevuta della comunicazione all’Enea oltre alla scheda tecnica della pompa installata e la dichiarazione di conformità.

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Superbonus 90%: tutte le novità del 2023

Come molti già sapranno, nel 2023 è partita la fase di transizione del cosiddetto Superbonus, con l’incentivo che passa dal 110% al 90%. Inoltre, il nuovo Governo, con il Decreto del 17 febbraio 2023, ha previsto lo stop dello sconto in fattura e della cessione del credito per i nuovi interventi: oggi l’agevolazione fiscale inerente al Superbonus – per i lavori iniziati dopo l’approvazione del decreto – è fruibile solamente con la detrazione in fase di dichiarazione dei redditi.

Superbonus 90%: a chi è rivolto

Il nuovo Superbonus può essere sfruttato da:

  • persone fisiche, al di fuori degli esercizi di attività imprenditoriali, professioni e arti, proprietarie di immobili interessati dai lavori. Rientrano tra i beneficiari della misura anche i proprietari di edifici composti da 2 a 4 unità immobiliari;
  • condomini;
  • IACP (Istituti Autonomi Case Popolari);
  • società sportive dilettantistiche e associazioni, ma soltanto per gli interventi rivolti agli immobili o parti di essi destinati a spogliatoi;
  • associazioni di promozione sociale e di volontariato.

Superbonus 90%: i lavori ammissibili

Come in passato, l’agevolazione si applica agli interventi edili trainanti e a quelli trainati finalizzati all’efficientamento energetico, la riduzione dei rischi sismici o il consolidamento statico degli edifici.

I principali interventi agevolabili col Superbonus 90% sono:

  • lavori per sostituire gli impianti di climatizzazione invernale sulle unità immobiliari o sulle parte comuni dei condomini;
  • lavori rivolti all’isolamento termico sugli involucri;
  • lavori antisismici.

Gli interventi trainati o aggiuntivi, ossia i lavori svolti insieme a quelli principali, sono:

  • lavori di efficientamento energetico;
  • lavori per installare gli impianti fotovoltaici;
  • lavori per installare i sistemi di accumulo;
  • lavori per eliminare le barriere architettoniche.

Superbonus 90%: come richiederlo

La domanda va inoltrata entro 90 giorni dal termine degli interventi tramite il portale dell’Agenzia ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) compilando tutta la documentazione telematica richiesta.

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Aumentare il valore di una casa fino al 40% grazie all’efficientamento energetico

In Sardegna sono tante le famiglie che “investono nel mattone”: rispetto ad altre zone europee la percentuale di persone che decidono di acquistare una casa (o più di una, come residenza estiva oppure per affittarla) è altissima. Le case sono dunque un investimento di valore capaci di assicurare una rendita perpetua, ma in quanto tali, devono essere tutelate e valorizzate.

Come? Considerando la situazione economica degli ultimi anni, il perdurare della crisi energetica e gli indirizzi europei per garantire una migliore sostenibilità e una transizione ecologica, il modo migliore per tutelare il patrimonio immobiliare è investire sull’efficienza energetica delle case.

Secondo l’Osservatorio di REbuild 2023 dal Dipartimento di Culture del Progetto dell’Università Iuav di Venezia, effettuare dei lavori di riqualificazione energetica su un immobile comporta infatti un aumento del suo valore fino al 40%. Al contrario, trascurare una casa e non effettuare alcun lavoro di ammodernamento può portare a un deprezzamento importante di una casa o di un locale commerciale.

I ricercatori hanno stabilito, dopo un’analisi effettuata su alcune città campione, che la differenza di prezzo fra una casa di classe E e una di classe D si attesta al 5-6%, per salire al 14-18% se si passa da una G a una D e addirittura al 30-40% se si passa da una G a una A. In modo speculare, invece, hanno constatato che le case non ammodernate con soluzioni di efficientamento energetico, perdono una percentuale di valore consistente.

Lo scenario immobiliare sardo – analogamente a quello italiano – è composto da edifici costruiti in gran parte prima del 1971: gran parte delle case sono dunque “energivore” ossia che portano in dote consumi energetici fino a dieci volte superiori alle case in Classe A. Queste case meno efficienti pesano sull’economia di una famiglia per circa 4-5 mila euro in più all’anno.

Per questo motivo – un risparmio di circa 40-50 mila euro in dieci anni – il valore di un immobile efficiente sale di prezzo proporzionalmente alla classe energetica raggiunta. Le soluzioni edili (cappotto termico, isolamento del tetto, sostituzione infissi) e tecnologiche (pompe di calore, termoidraulica, stufe a basse emissioni e alto rendimento) – insieme ai tanti bonus statali che abbattono le spese di ristrutturazione finalizzate all’efficientamento – permettono dunque di godere di un comfort maggiore e di innalzare il valore della propria casa, qualora si abbia in programma di venderla.

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Ristrutturare il bagno grazie agli incentivi fiscali: tutto quello che c’è da sapere

Se si ha in mente di ristrutturare il bagno della propria casa, anche nel 2023 è possibile beneficiare di alcuni interessanti incentivi fiscali. In questo articolo cercheremo di illustrare quali sono le detrazioni fiscali disponibili, come richiederle e quali sono i requisiti per poterne usufruire.

Per prima cosa, bisogna specificare che l’agevolazione è concessa solamente sulle spese sostenute per rinnovare l’impianto idrico sanitario (rinnovamento, rifacimento e messa a norma). Sono dunque ammessi solamente i cosiddetti lavori di manutenzione straordinaria, mentre sono esclusi i lavori ordinari (semplici riparazioni, sostituzioni di sanitari, rubinetteria o di opere trascurabili).

Chi deve effettuare piccole sostituzioni di sanitari può però ricorrere al bonus idrico.

Le detrazioni fiscali per la ristrutturazione del bagno

Il bonus per la ristrutturazione del bagno è una classica detrazione fiscale sull’IRPEF pari al 50% sulle spese totali che il contribuente sostiene per effettuare i lavori di ristrutturazione, con un massimale di 96.000 euro (IVA inclusa) per manodopera e materiali, su abitazioni, strutture unifamiliari e condomini con l’obbligo che queste siano solo ed esclusivamente a uso civile.

Per usufruire dell’agevolazione statale il cittadino può optare per la compensazione IRPEF come sconto sulle imposte in fase di dichiarazione dei redditi. In alternativa è possibile chiedere lo sconto in fattura (e la relativa cessione del credito) all’impresa che effettuerà i lavori, qualora la ditta sia naturalmente disponibile a questo tipo di accordo.

Come richiedere le detrazioni fiscali

Possono beneficiare dell’agevolazione i proprietari o possessori dell’immobile e allo stesso modo le persone che hanno un titolo di godimento come l’usufrutto o la nuda proprietà. Possono godere dell’agevolazione al 50% per il bonus ristrutturazione bagno 2023 anche i familiari conviventi nel caso in cui il proprietario sia interessato a sfruttare delle agevolazioni ma per motivi anagrafici o di tempo non sia in grado di gestire concretamente della possibilità offertagli.

Per richiedere le detrazioni fiscali per la ristrutturazione del bagno, è necessario conservare tutte le fatture che attestano le spese sostenute per la ristrutturazione. Inoltre, è importante che le spese siano state effettivamente sostenute: i pagamenti devono essere effettuati mediante bonifico parlante, contenente tutte le indicazioni anche dell’azienda che ha svolto i lavori.

Una volta ottenute tutte le fatture e le ricevute, è possibile richiedere la detrazione fiscale tramite la dichiarazione dei redditi. Nello specifico, la detrazione fiscale può essere richiesta nella sezione “Spese per la casa” della dichiarazione dei redditi.

Conclusioni

La ristrutturazione del bagno è un’opportunità per migliorare il comfort, la fruibilità e l’estetica della casa, ma può comportare un importante impegno economico per una famiglia. Con le detrazioni fiscali si possono ridurre i costi della ristrutturazione e avere una zona benessere nuova e moderna praticamente a metà prezzo.

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Il poster con le detrazioni fiscali: tutte le novità 2023

Pubblicata la nuova edizione del poster riepilogativo delle detrazioni fiscali per le abitazioni, condomini ed edifici non residenziali. Il documento raccoglie tutte le detrazioni fiscali in vigore, inclusi i recenti incentivi SuperEcobonus e SuperSismaBonus.

Il poster riepilogativo fornisce informazioni dettagliate su ogni misura di incentivazione, tra cui la percentuale di detrazione applicabile, il limite di spesa, la tipologia di bonus, chi può usufruirne, l’elenco degli interventi ammissibili e la possibilità di cedere il credito o chiedere lo sconto in fattura.

SCARICA IL POSTER BONUS 2023 (PDF)

Il prospetto è stato elaborato da Simone Tirinato e Annachiara Castagna di Logical Soft, opinion leader della Campagna Nazionale per la promozione e informazione sui temi dell’efficienza energetica “Italia in Classe A”, e validato da esperti dell’Agenzia Nazionale per l’Efficienza Energetica (ENEA – DUEE), quali Domenico Prisinzano, Amalia Martelli, Elena Allegrini ed Enrico Genova.
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Ristrutturare casa, perché la primavera è il momento perfetto per iniziare i lavori

La primavera è da sempre simbolo di rinascita naturale dopo i mesi freddi e bui dell’inverno. Anche tante famiglie ripartono con progetti e propositi per la bella stagione: anche chi ha in mente una bella ristrutturazione della propria casa solitamente aspetta la primavera.

Non è un caso: in questo articolo, infatti, esploreremo i vantaggi di intraprendere una ristrutturazione in primavera, partendo dal clima favorevole fino ad esaminare la crescita stagionale del mercato immobiliare.

Le condizioni atmosferiche favorevoli

I mesi primaverili e quelli estivi sono ideali per dedicarsi al rinnovamento degli esterni, grazie alle giornate più lunghe, alle piogge meno frequenti e a temperature più calde che favoriscono la corretta asciugatura dei materiali e delle tinte. Inoltre il terreno è generalmente più morbido dopo le piogge autunnali e invernali:  questo consente di avviare con maggior facilità (e con un notevole risparmio di tempo e quindi di denaro) progetti che prevendono scavi importanti, come la costruzione di una piscina esterna.

Anche il rinnovamento di un giardino dopo i lavori all’esterno è consigliabile in primavera: si tratta del periodo migliore per piantare fiori, arbusti e alberi nuovi nelle aiuole appena realizzate.

Gli impegni familiari

Un fattore spesso sottovalutato quando si programmano lavori edili, è il loro impatto sugli impegni in famiglia e sul lavoro. La primavera è il periodo ideale, tra i mesi “caldi”, perché le famiglie non sono ancora alle prese con le vacanze estive e si possono gestire meglio le incombenze familiari. Questo rende possibile dedicare la massima attenzione ai progetti e ai lavori in corso, evitando interruzioni o distrazioni nei momenti cruciali.

Il mercato immobiliare

La bella stagione solitamente coincide anche con il periodo di maggiore fermento del mercato immobiliare. Per questo, se il vostro progetto è di ristrutturare un immobile per poi rivenderlo, è consigliabile prevedere l’avvio e la conclusione dei lavori nei mesi primaverili. Avere a disposizione una casa appena ristrutturata e rifinita nel momento di massima richiesta, incrementa le percentuali di successo nella vendita e consente di massimizzare i guadagni.

Attenzione ai tempi dei lavori

Se si avvia una ristrutturazione con un progetto di grande portata, è consigliabile pianificare un periodo adeguato per essere sicuri di riuscire a completare i lavori nei tempi prestabiliti o comunque entro la fine della bella stagione. Gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo: spesso accade che la ristrutturazione della casa richieda più tempo del previsto ed è fondamentale evitare l’inverno o comunque una stagione piovosa.

Le condizioni atmosferiche sfavorevoli possono impedire il completamento del lavoro, danneggiare i materiali o compromettere le lavorazioni parziali. Rinnovare gli esterni in primavera permetterà ai materiali di maturare e asciugare nei tempi giusti, anche qualora qualche imprevisto facesse prolungare i lavori durante i mesi estivi.

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Impianto idraulico: com’è fatto e quando occorre intervenire

La ristrutturazione di un impianto idraulico è un’operazione estremamente delicata che richiede l’intervento di un esperto del settore. Si potrebbe pensare che la sostituzione di un tubo del bagno o del collegamento di una lavastoviglie non abbiano impatto sull’intera casa, ma purtroppo non è così.

L’impianto idraulico comprende tutte le parti che gestiscono la fornitura e lo smaltimento dell’acqua all’interno dell’edificio, e tutte queste parti sono connesse tra loro. Perciò, intervenendo maldestramente anche in un solo punto, si rischia di compromettere l’intero impianto e affrontare costi di ristrutturazione ben maggiori di quelli previsti.

In questa guida vedremo come è composto un impianto idraulico domestico.

Struttura dell’impianto idraulico: cos’è e come funziona?

Prima di pensare agli eventuali interventi di ristrutturazione dell’impianto idraulico è importante conoscerne la sua struttura di base. Avere una conoscenza generale può aiutare a capire quali sono le criticità del proprio impianto e se è necessario intervenire o meno.

L’impianto idraulico parte dal contatore, che si trova all’interno dell’abitazione o più spesso all’esterno. Da qui, parte un tubo di adduzione, al quale è collegata una chiave di arresto, che permette di interrompere l’acqua in tutto il circuito. Dal rubinetto principale, partono due tubi: uno che va verso il sistema di riscaldamento dell’acqua, come ad esempio la caldaia, e l’altro che va ai terminali, come rubinetti e docce.

La conduttura che va verso il sistema di riscaldamento può dividersi in due parti: una parte (opzionale) ricircola e serve per scaldare gli ambienti, mentre l’altra parte è indirizzata ai terminali quando viene aperto il rubinetto dell’acqua calda. La rete di scarico, invece, canalizza l’acqua ai punti di raccolta.

Conoscere la struttura dell’impianto idraulico è importante per richiedere un preventivo. Potrebbe essere necessario rifare completamente l’impianto o solo alcune parti: ad esempio adattarlo a una nuova suddivisione degli spazi o predisporre carico e scarico per l’installazione di elettrodomestici come la lavatrice o la lavastoviglie.

Schema impianto idraulico: fondamentale per intervenire

Valutare il tipo di materiale con cui sono state realizzate le tubature è importante per evitare di dover rifare i lavori a breve termine. Richiedere un sopralluogo può aiutare ad individuare eventuali criticità e la necessità di intervenire e capire ad esempio, lo stato delle tubature: se sono molto vecchie è meglio sostituirle subito, rispetto a fare lavori parziali, per poi trovarsi di fronte a problemi più grandi dopo pochi anni.

Il bagno è sicuramente la stanza più critica quando si lavora sull’impianto idraulico e quella che può incidere maggiormente sul costo dell’intervento. Tuttavia, anche la cucina e la lavanderia sono ambienti in cui un buon impianto idraulico è essenziale.

Come individuare le criticità?

Oltre al fattore anagrafico dell’impianto (fino ad una 30ina di anni fa i tubi non venivano isolati e questo potrebbe tradursi in una dispersione di calore e, quindi, di denaro), altri segnali spia sono:

  • segni di danneggiamento al rivestimento del bagno
  • presenza di chiazze di umidità
  • guasti frequenti
  • fuoriuscita da un rubinetto di acqua sporca o troppo calcarea
  • consumi di acqua elevati, spie di perdite occulte

In tutti questi casi sarà necessario un sopralluogo e, spesso, sarà necessario il rifacimento dell’intero impianto o di una sua parte.

Un impianto idraulico realizzato a regola d’arte, dai professionisti del settore come Global Società Cooperativa Sociale, garantisce l’azzeramento di sprechi di acqua (e di denaro) futuri, annullando l’eventualità di imprevisti che richiederebbero la costosa rottura dei pavimenti, posati magari da pochi anni.

 

 

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